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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/08/2013  -  stampato il 10/12/2016


Suicidi Polizia Penitenziaria, Pagano DAP: polemiche strumentali, abbiamo fatto tutto il possibile

E' un'attivita' molto piu' complessa e difficile'', fa notare Pagano. Le polemiche sui suicidi? ''Eufemisticamente le definirei strumentali -spiega il vice capo del Dap- solo una volonta' pervicacemente prevenuta puo' pensare che il Dipartimento non metta in campo tutti gli strumenti conosciuti e a sua disposizione per prevenire i rischi di suicidi degli agenti di Polizia Penitenziaria. L'ottica di intervento -rimarca- e' stata globale''.

''Il suicidio, qualsiasi suicidio -fa notare ancora Pagano- ha dinamiche sottostanti molto complesse e non facilmente intellegibili, neppure agli esperti e neppure in una analisi a posteriori. L'esame delle motivazioni dei diversi suicidi posti in essere da nostri agenti, ad esempio, non ha mai posto in luce che questa decisione fosse da porsi in relazione a difficolta' insorte sul lavoro. Ma non per questo -assicura- abbiamo mai smesso di chiederci cosa noi, come amministrazione, avremmo potuto fare, quale strategia intraprendere per prevenire questi atti drammatici''.

''Abbiamo cosi pensato ad azioni dirette -sottolinea ancora il vice capo del Dap- vorrei ricordare il grande lavoro fatto dalla commissione presieduta dalla presidente Simonetta Matone, ma anche a interventi indiretti, cercando di migliorare il lavoro degli agenti, elevandone la professionalita', valorizzando ancor piu' il loro ruolo. Un percorso fondamentale non solo nel mantenimento della sicurezza interna agli istituti ma anche nel processo trattamentale del detenuto''.

''Il lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria -fa notare Pagano- e' un lavoro usurante come pochi, perche' il carcere e' terra di frontiera e di contraddizioni. Accanto a un'esposizione diretta al rischio c'e' la percezione del dolore altrui, che non puo' non colpire la sensibilita' individuale''. ''Queste contraddizioni devono trovare conciliazione, sbocchi credibili e percorribili: occore dare un senso al proprio lavoro, al proprio ruolo e impegno. E ancor piu e' necessario che questo venga riconosciuto non solo dagli addetti ai lavori, ma soprattutto dalla societa' esterna''. ''Nessuno -incalza il vice capo del Dap- si e' mai domandato come faccia ad esempio un agente a controllare centinaia di persone presunte pericolose?

Si puo' fare in un solo modo: guadagnando autorevolezza nei loro confronti, mostrando che quella divisa che indossa e' simbolo e affermazione di legalita'. Il riconoscerlo, da parte dei detenuti, e' il primo fondamentale passo su cui poi si puo' costruire un valido percorso di reinserimento sociale''. 'Il recupero di una persona -rimarca Pagano- non deve soddisfare il buonismo, ma farci sentire piu' sicuri perche' ogni persona recuperata e' un pericolo in meno per la societa' e di questo i nostri agenti devono poter essere fieri. Abbiamo affrontato a tutto campo il problema dei suicidi degli agenti, cercando di trovare le soluzioni piu' congeniali da offrire, in condizioni di anonimato, a chi si trovasse a dover affrontare un proprio disagio lavorativo o esistenziale''.

''Va dato atto all'impegno, anche personale della presidente Matone -fa notare ancora Pagano- di aver messo intorno a un tavolo esperti della materia che hanno partecipato senza alcun compenso. L'help-line e' la traduzione di loro suggerimenti, come quelli riguardanti l'ambiente lavorativo, i rapporti con i colleghi e con i superiori i quali devono abbandonare le logiche verticistiche, conoscere meglio i propri uomini, che sono collaboratori e non meri esecutori di ordini''.

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