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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/08/2013  -  stampato il 04/12/2016


Detenuti stranieri: quanto costa il loro rimpatrio?

Per rimpatriare un ladro di appartamenti di nazionalità cilena, che doveva scontare nel carcere fiorentino di Sollicciano poche settimane di pena residua, l'ufficio immigrazione della questura di Firenze ha speso 23 mila euro.

Il denaro, servito per acquistare da una agenzia di viaggi convenzionata tre biglietti aerei per Santiago del Cile - uno di sola andata per il detenuto e due di andata e ritorno per i poliziotti che lo hanno scortato - proviene dal "fondo rimpatri" della prefettura, che gestisce le somme messe a disposizione dal Ministero dell'Interno per rimandare nei Paesi di origine i detenuti extracomunitari. Il "fondo rimpatri" si alimenta in parte con il denaro versato dagli immigrati per ottenere il permesso di soggiorno, in parte con stanziamenti dell'Unione Europea.

La questura ha già avviato gli accertamenti interni e la Procura della Corte dei Conti di Firenze ha annunciato l'apertura di un'istruttoria: i magistrati contabili vogliono capire se il "servizio di accompagnamento" in terra cilena eseguito lo scorso 5 agosto abbia comportato uno spreco di soldi pubblici. L'involontario motore dell'intera vicenda si chiama José Manuel Niera Portugues, ha 20 anni, è cileno. In Italia senza permesso di soggiorno, il 21 marzo scorso viene arrestato in flagranza con un bottino di gioielli e orologi appena rubati in una villetta alla periferia di Firenze. Il 23 aprile patteggia una pena di 6 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Il giudice ritiene che sia socialmente pericoloso e che ricorrano "le condizioni per sostituire la pena detentiva e pecuniaria con la misura dell'espulsione immediata".

Si mette dunque in moto la procedura di espulsione. La questura ottiene dal Viminale il permesso di scortare il detenuto. Poi vengono acquistati i biglietti. Con ogni probabilità in altri giorni, in altri orari e con altre rotte e scali, le spese sarebbero state inferiori, anche di molto. Però nessuno avanza obiezioni. L'impressione è che questo strumento, che potrebbe essere un toccasana per le carceri che scoppiano, non sia stato sottoposto a una attenta revisione di spesa. Da Firenze nel 2013 sono stati rimpatriati 21 detenuti di cui 5, ritenuti pericolosi, con la scorta di polizia: oltre al cileno, un kosovaro, 2 marocchini e un albanese. Sebbene gli ultimi 4 siano stati accompagnati in Paesi relativamente vicini, la spesa media per ciascuno dei 5 rimpatri è stata di 10 mila euro.

Nelle carceri italiane il 31 luglio erano presenti 64.873 detenuti, di cui 22.744 stranieri. Ogni detenuto costa allo Stato circa 3.500 euro al mese. I rimpatri potrebbero far respirare le carceri, far risparmiare lo Stato e favorire il reinserimento degli stranieri in patria. Ma non funzionano, non solo per i costi ma anche perché le norme su espulsioni e trasferimenti sono un guazzabuglio.

Ci sono le espulsioni amministrative e quelle disposte dalla autorità giudiziaria come misura di sicurezza, oppure come sanzione sostitutiva della pena, cioè come misura alternativa alla detenzione. E poi c'è il trasferimento delle persone condannate con sentenza definitiva disposte a scontare la pena in patria. Questo istituto presuppone accordi bilaterali e di regola le spese sono a carico dello Stato che riceve il detenuto. L'Italia ha stipulato nove accordi, ma le procedure sono così complesse che nel 2012 è stato possibile trasferire soltanto 121 detenuti e nel 2013 appena 82.

Albania, Kosovo o Marocco: ogni rimpatrio costa diecimila euro

Con le carceri che scoppiano, il rimpatrio dei detenuti stranieri dovrebbe avere una funzione deflattiva, consentire risparmi, migliorare la sicurezza e favorire il reinserimento degli stranieri in patria. Molto interessante, ma non funziona. Intanto, le norme sulle espulsioni e sui trasferimenti sono un guazzabuglio. E poi c'è qualcosa che non quadra nelle spese per i rimpatri. Nel 2013 da Firenze sono stati rimandati nei Paesi di origine 21 detenuti, di cui 5 con la scorta perché dichiarati pericolosi: un kosovaro, due marocchini, un albanese, un cileno. I primi quattro sono stati accompagnati in paesi relativamente vicini all'Italia, eppure la spesa media complessiva è stata di 10 mila euro. Urge una attenta revisione della spesa.

Quanto alle espulsioni, c'è l'imbarazzo della scelta. C'è quella amministrativa, disposta dal ministro dell'Interno o dal prefetto, che colpisce gli stranieri privi di permesso di soggiorno e deve essere convalidata dal giudice di pace. Poi ci sono tre tipi di espulsioni disposte dalla autorità giudiziaria, cioè dai giudici: come misura di sicurezza, come sanzione sostitutiva della pena, come misura alternativa alla detenzione. E infine esiste il trasferimento delle persone condannate con sentenza definitiva, se esse prestano il consenso a scontare la pena in patria e se vi è accordo fra lo Stato che le ha condannate e lo Stato di origine.

Negli istituti di pena italiani erano presenti al 31 luglio 64.873 detenuti, di cui 22.744 stranieri (contro una capienza regolamentare di 47.459). In Toscana gli stranieri sono più della metà dei detenuti: 2.200 su 4.135 (contro una capienza di 3.263 posti). Sulla carta, dunque, espulsioni e trasferimenti potrebbero rivelarsi un vantaggio reciproco per i reclusi stranieri e per lo Stato italiano. Invece niente. Il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri ha recentemente confermato, parlando alla Camera, che il trasferimento in patria dei detenuti condannati potrebbe ridurre il sovraffollamento delle carceri italiane.

Ma occorre rivedere gli accordi già stipulati con nove Paesi per accelerare le procedure, e stipularne di nuovi, soprattutto con gli Stati nordafricani da cui proviene la maggior parte dei detenuti stranieri. Di fatto finora i trasferimenti dei condannati sono andati avanti con il contagocce: in tutta Italia ce ne sono stati 131 nel 2012 e 82 fino al 18 luglio 2013.

Se poi scendiamo sul terreno più brutale delle convenienze economiche, bisogna valutare quanto costa una persona reclusa nelle carceri italiane e raffrontare la spesa con i costi di una espulsione o di un trasferimento. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, il costo medio giornaliero di un detenuto nel 2011 è stato pari a 112,81 euro, così suddivisi: 98,95 euro di costi per il personale, 4,03 per il funzionamento delle strutture, 6,48 per il mantenimento, l'assistenza, la rieducazione e il trasporto dei detenuti, 3,35 per gli investimenti. Su base mensile la spesa dello Stato per ogni detenuto ammonta a circa 3.500 euro. Espulsioni e trasferimenti degli stranieri potrebbero ridurre sia il sovraffollamento che i costi. A patto, però, che le relative spese siano ragionevoli.

La Repubblica