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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/06/2010  -  stampato il 29/07/2017


Milano: detenuto a san vittore truffava familiari di altri reclusi

Un detenuto nel carcere milanese
di San Vittore, un keniano di 43 anni, truffava i familiari dei
detenuti, spacciandosi per un dipendente del ministero a caccia di
mazzette per facilitarne l'iter della scarcerazione. E ci riusciva
grazie anche ad un telefono cellulare che era riuscito a farsi portare
in carcere e con l'aiuto di una complice che provvedeva a ritirare i
soldi. Oggi l'uomo, che nel frattempo e' stato trasferito a Noto
(Siracusa), e' stato arrestato per millantato credito ed e' stato
indagato a piede libero anche per truffa nell'ambito di un'inchiesta
coordinata dal pm Luigi Luzi mentre l'ordinanza di custodia cautelare
in carcere e' stata firmata dal gip Andrea Salemme. L'interrogatorio
di garanzia sara' eseguito per rogatoria in Sicilia nei prossimi
giorni.
      L'indagine della sezione di polizia giudiziaria e' nata sulla
base della denuncia di una donna che ha rischiato di essere truffata.
Alla fine di agosto, infatti, la donna ha dichiarato di essere stata
contattata telefonicamente da un presunto dipendente del ministero
della Giustizia che, mostrando di conoscere bene la situazione del
marito detenuto a San Vittore, le aveva chiesto 600 euro per farlo
liberare.
      All'inizio lei aveva accettato, ma quando ha incontrato la
complice del keniano per lo scambio dei soldi, si e' insospettita
perche' la donna, che si era spacciata per un ufficiale giudiziario,
si e' rifiutata di mostrarle il tesserino di riconoscimento. Ha cosi'
mandato a monte l'affare e poi si e' rivolta alla Procura.
     E' partita cosi' l'inchiesta che, come prima
tappa, ha identificato le persone contattate nello stesso periodo
dallo stesso numero di telefono. Gli inquirenti sono risaliti cosi' ad
una decina di persone che hanno raccontato tutte la stessa storia: di
avere parenti in carcere e di essere state contattate da un uomo che a
volte si presentava come un dipendente del tribunale, a volte del
ministero della Giustizia, e che prometteva scarcerazioni facili in
cambio di mazzette che variavano tra i 300 e i 600 euro. Qualcuno e'
anche caduto nella trappola, ma qualcun altro ha risposto sdegnato,
essendo in realta' non un familiare del detenuto, ma la sua vittima.
      Per identificare il truffatore, gli investigatori si sono quindi
concentrati sulla complice e l'hanno rintracciata: la donna, 50 anni,
moglie di un pregiudicato e incensurata, ha confessato, indicando il
nome del keniano, George.
      Alla fine gli inquirenti hanno ricostruito come il detenuto, che
girava piuttosto liberamente nel carcere essendo il responsabile della
biblioteca, riusciva a reperire i dati che gli servivano. dati che
l'uomo avrebbe rubato dal quaderno in cui un prete di San Vittore
prendeva appunti dei suoi incontri con i reclusi. L'inchiesta e' stata
coordinata dal pm Luigi Luzi mentre l'ordinanza di custodia cautelare
in carcere e' stata firmata dal gip Andrea Salemme. L'interrogatorio
di garanzia sara' eseguito per rogatoria in Sicilia nei prossimi
giorni.

Fonte: adnkronos