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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/08/2013  -  stampato il 09/12/2016


L'europarlamentare Vattimo convocato in Procura per la visita a ferragosto in carcere

«Mah! Mi sembra tutto montato sulle biglie quadrate». Ci pensa un po’ su, Gianni Vattimo, poi se ne esce con questa battuta dal tono divertito. Il filosofo, europarlamentare Idv, è stato convocato per lunedì in procura dai pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino come «persona informata sui fatti».

I fatti risalgono a Ferragosto quando l’onorevole si è presentato al cancello del carcere delle Vallette per chiedere di visitare i detenuti. In particolare un detenuto: l’attivista No tav Davide Giacobbe, 33 anni, di Varese, arrestato il giorno prima a casa sua per l’aggressione ad un sovrintendente di polizia nei pressi del cantiere Tav di Chiomonte da parte di un gruppo di giovani, alcuni incappucciati, il 16 novembre 2012.

Come suoi collaboratori l’hanno seguito nella visita in carcere a Giacobbe, detto Giobbe, Nicoletta Dosio e Luca Abba, noti esponenti No Tav. Lunedì torneranno a seguirlo, questa volta in procura, sentiti anch’essi come testi dai pm per lo stesso motivo: accertare se fossero, siano collaboratori abituali dell’europarlamentare. Un fascicolo giudiziario è stato aperto nel limbo giudiziario dei «fatti senza ipotesi di reato», ma, inutile nasconderlo: senza spiegazioni convincenti, i tre rischiano un incriminazione per falso ideologico.

Vattimo dice: «Conosco Nicoletta Dosio da tempo, Abbà sono andato a trovarlo in ospedale quando si è bruciato sul traliccio. Li avevo incontrati il giorno prima nel ristorante di lei a Bussoleno, noto covo No Tav - chiosa ironico - per una lezione filosofica su verità e politica che ho tenuto a una cinquantina di convenuti. A Ferragosto sono andato spesso a visitare i detenuti in carcere, a volte da solo altre con persone che non avevano qualifiche particolari».

«Questa volta - aggiunge - sono andato con questi due. Sapevo che avevano dei problemi, il comandante delle guardie ha mostrato di riconoscerli. Pensavo che non ci facessero entrare, ma ci hanno fatto entrare». Lei ha garantito per loro? «Le guardie mi hanno chiesto se erano giornalisti, io ho risposto di no. La verità. Ho dichiarato su un foglio che si trattava di miei consulenti per i movimenti sociali. Una volta dentro, abbiamo incontrato nei corridoi tanta gente. Sapevo che Giacobbe si trovava in una certa sezione e ho chiesto di poter andare lì». Sa che nel frattempo è stato scarcerato? «No, se lo avessi saputo... tutto sto casino...».

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