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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/08/2013  -  stampato il 11/12/2016


Stop al doppio stipendio per il Ministro Cancellieri: decisione presa dal Governo e Ragioneria dello Stato

Stop doppio stipendio per i ministri anche non parlamentari come Saccomanni. Alla fine, con l’avallo della Ragioneria dello Stato, la promessa di rinunciare al doppio stipendio, il Governo Letta l’ha mantenuta. Non si possono cumulare stipendio pubblico e indennità di governo, anche per i ministri e i sottosegretari che non sono membri del Parlamento.

Scatta dunque per tutti la tagliola sul doppio stipendio. I ministri non parlamentari, ma con stipendio pubblico, del governo Letta sono Fabrizio Saccomanni (già direttore generale di Bankitalia), Enrico Giovannini (ex presidente dell’Istat), Flavio Zanonato (sindaco di Padova), Anna Maria Cancellieri (prefetto prima di essere nominata ministro per la prima volta nel governo Monti), Graziano Delrio (ex presidente dell’Anci), Carlo Trigilia (professore universitario).

Lo stabilisce la Ragioneria dello Stato in una circolare che indica come dal 20 luglio, anche per i membri del governo non parlamentari, scatti il divieto di cumulo tra stipendio pubblico e indennità di governo. Dovranno optare.

Lo stop al doppio stipendio è stato deciso dal governo Letta con il decreto legge del 21 maggio scorso. Il dl, ricorda la Ragioneria nella circolare, ha disposto che i componenti del Parlamento che assumono le funzioni di membri del governo non possono cumulare il trattamento previsto dalla legge 212 del 1952 – cioè stipendio e indennità integrativa spettante ai ministri e ai sottosegretari – con l’indennità parlamentare sancita dalla legge 1261 del 1965 o con il trattamento economico per il quale abbiano eventualmente optato come dipendenti pubblici. In sede di conversione, il divieto di cumulo è stato esteso anche ai componenti del governo non parlamentari.

Di conseguenza, chiarisce ancora la Ragioneria, lo stipendio e l’indennità da ministro e sottosegretario vanno sospese con decorrenza 22 maggio 2013 (data di entrata in vigore del dl) per i membri della compagine governativa parlamentari e con decorrenza 20 luglio 2013 (data di entrata in vigore della relativa legge di conversione) per quelli non parlamentari. Con riferimento ai membri del governo non parlamentari, la Ragioneria specifica quindi che l’importo lordo dell’indennità rideterminato dal primo gennaio scorso è di 9.566 euro.

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