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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/06/2010  -  stampato il 03/12/2016


Morte Cucchi, Sappe: vittima Polizia Penitenziaria

Blitz estemporaneo in ricordo di Stefano Cucchi, questa mattina a Roma davanti al reparto detentivo dell'Ospedale Pertini, di alcuni gruppi probabilmente legati al mondo dell'antagonismo. 'Verso le 8 - spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe -un gruppo di una ventina di giovani ha lanciato pacchi di zucchero e volantini davanti all'ingresso della struttura. 'Le forze dell'Ordine ci proteggono, ma chi ci protegge dalle forze dell'Ordine' era scritto nel volantino firmato dai gruppi Patria Socialista, Rash Roma e MPC 2008 in cui si citano le morti di Carlo Giuliani, Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri e Stefano Cucchi. Il lancio di zucchero fa riferimento a una presunta e non vera affermazione secondo la quale a Cucchi sarebbe stato negato un bicchiere di acqua e zucchero durante la degenza al Pertini".
Questa manifestazione, racconta Capece, "avviene qualche giorno dopo un'analoga manifestazione avvenuta davanti al penitenziario di Rovereto e a qualche settimana da quella di Milano S.Vittore, strutture in cui sono stati anche lanciati petardi e bombe carta nelle intercinta delle carceri. Sulla morte di Cucchi, come e' noto, il Sappe ha espresso fin dall'inizio di questa tragica vicenda la nostra totale fiducia nell'operato della Magistratura, che e' l'unica istituzione deputata ad accertare quello che veramente e' accaduto, per attribuire a ciascuno le eventuali responsabilita''.
'Ricordiamo a tutti che le responsabilita' penali sono, per legge, personali. Al di la' del dolore dei familiari del povero Cucchi e del loro sacrosanto diritto a sapere quello che e' realmente successo al loro congiunto in quei tragici cinque giorni che vanno dal 16 al 23 ottobre 2009 aggiunge - riteniamo assolutamente deprecabile ogni forma di strumentalizzazione politica e mediatica di questa drammatica vicenda'.
Capece fa notare che "per mesi si e' fatto un gran parlare del presunto trattamento disumano con cui e' stato trattato nell'Ospedale Pertini di Roma il povero Stefano Cucchi dalla Polizia Penitenziaria. Ma non si dice, ad esempio, che per tutta la durata della sua degenza ospedaliera l'avvocato non e' mai stato a trovarlo, foss'anche solo per sapere come stava. Cucchi, nel Reparto detentivo dell'Ospedale Pertini, e' stato gestito dal nostro personale di Polizia Penitenziaria con professionalita', umanita', serieta', come anche e' avvenuto (a quanto a noi risulta) nelle celle del Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio. E' anche successo che il nostro personale abbia permesso ai familiari, che non avevano le necessarie autorizzazioni, di lasciare comunque della biancheria intima di ricambio, che Stefano Cucchi ha pero' rifiutato".
In piu' , aggiunge il sindacalista , "Stefano aveva espressamente negato il consenso alla diffusione di notizie riguardanti il proprio stato di salute, anche ai familiari. Altro che disumani! Ripeto ancora una volta che noi tutti abbiamo il massimo rispetto umano e cristiano per il dolore dei familiari del detenuto come lo abbiamo per tutti coloro che hanno perso un proprio caro detenuto. Ma non possiamo accettare una certa (tendenziosa e falsa) rappresentazione del carcere come luogo in cui quotidianamente e sistematicamente avverrebbero violenze in danno dei detenuti'.
'Auspichiamo dunque ancora una volta, che la Magistratura faccia piena luce su questo dramma ed accerti le responsabilita' - a qualunque livello ed a qualsiasi categoria professionale dovessero appartenere - di coloro che eventualmente hanno sbagliato (responsabilita' che comunque non possono che essere personali). Il nostro auspicio - conclude - e' che lo faccia al piu' presto: non e' infatti accettabile il continuo gioco al massacro all'onorabilita' della polizia penitenziaria e dei suoi appartenenti, che lavorano ogni giorno dell'anno con professionalita', umanita', competenza e passione nel dramma delle sezioni detentive italiane'.

Fonte: aduc.it