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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/09/2013  -  stampato il 02/12/2016


Motivazioni sentenza Cucchi: il "supertestimone" Samura avrebbe sfruttato la risonanza mediatica del caso

Nella motivazione della sentenza sulla morte di Stefano Cucchi i giudici si occupano anche della posizione dei tre agenti penitenziari poi assolti a conclusione del processo sottolineando che le accuse loro rivolte sono "incongruenti".

"Non si vede -scrivono i giudici- perche' gli agenti di custodia avendo avuto l'opportunita' di portare Cucchi in un luogo in cui 'non e' noto cosa sia occorso', non lo abbiano pestato in quel luogo e in quel momento, attendendo invece di farlo nelle celle dove potevano essere sentiti da altri detenuti o da altri operanti in attesa delle udienze di convalida". In proposito la Corte si sofferma sulla posizione del supertestimone Samura Yaya. In particolare sottolineano come "durante un sopralluogo effettuato nelle celle del tribunale capitolino (dove secondo l'accusa Cucchi sarebbe stato pestato e Samura avrebbe sentito il rumore delle botte) costui condotto nel corridoio attiguo alle celle dichiarava di non riconoscere il luogo in cui era stato detenuto e di non essere dunque in grado di riconoscere la cella dove era stato messo".

A giudizio della Corte su Samura potrebbe avere influito "sia pure in misura imponderabile e in modo inconsapevole, la volonta' di inserirsi in una vicenda che aveva travalicato i ristretti orizzonti del carcere dilagando sui 'media'". Secondo i giudici il gambiano "ha percepito soltanto un parlare concitato tra Cucchi e i tre agenti della Polizia Penitenziaria, un tramestio e il pianto di Cucchi". In proposito, cosi' conclude la motivazione, "la Corte ha ritenuto di dover prendere atto che, sussistendo il ragionevole dubbio che i fatti siano stati commessi dagli agenti della Polizia Penitenziaria, non possa pervenirsi a sentenza di condanna in ordine al pestaggio".

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