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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/09/2013  -  stampato il 09/12/2016


Motivazioni sentenza Cucchi: dubbio legittimo che fosse stato malmenato dai Carabinieri

"E' legittimo dubbio che Stefano Cucchi, arrestato con gli occhi lividi e che lamentava di avere dolore, fosse stato gia' malmenato dai carabinieri", ancora prima di essere consegnato la mattina del 16 ottobre 2009 agli agenti di Polizia Penitenziaria che lo portarono nelle celle sotterranee del tribunale di Roma in attesa della convalida del suo arresto per droga. Lo afferma la terza corte d'assise nelle motivazioni della sentenza che il 5 giugno scorso si concluse con la condanna di sei medici e l'assoluzione di tre infermieri e tre agenti della Polizia Penitenziaria, questi ultimi accusati del pestaggio di Cucchi.

La Russa: "certo della correttezza dei Carabinieri"

"Non e' certamente compito della Corte indicare chi dei numerosi carabinieri che quella notte (il 15 ottobre, quella dell'arresto, ndr) erano entrati in contatto con Cucchi avesse alzato le mani su di lui, e tuttavia sono le stesse dichiarazioni dei carabinieri che non escludono la possibilita' di prospettare una ricostruzione dei fatti diversa da quella esternata da Samura Yaya", il superteste di origine africana che riferi' di aver sentito un pestaggio nelle celle del tribunale e di aver raccolto lo sfogo di Cucchi che gli mostro' una gamba sporca di sangue.

"C'e' da dire - spiega la Corte -, quanto agli accadimenti nella caserma, che e' indubitabile che nulla di anomalo si era verificato al momento dell'arresto e fino alla perquisizione domiciliare. Se qualcosa di anomalo si era verificato, cio' puo' verosimilmente collocarsi nel lasso di tempo che va tra il ritorno dalla perquisizione domiciliare (verso le due di notte) e l'arrivo della pattuglia automontata (intorno alle 3,40), dovendosi ragionevolmente escludere che atti violenti fossero stati posti in essere dal carabiniere Colicchio (che chiamo' il 118 perche' Cucchi non stava bene) o dai carabinieri della pattuglia che si erano limitati ad effettuare il trasferimento dell'arrestato da una caserma all'altra".

Per la Corte d'assise "in via del tutto congetturale potrebbe addirittura ipotizzarsi che Cucchi fosse stato malmenato dagli operanti al ritorno dalla perquisizione domiciliare atteso l'esito negativo della stessa laddove essi si sarebbero aspettati di trovare qualcosa, mentre il giovane aveva mantenuto una comprensibile reticenza circa il luogo dove realmente abitava".

AGI

 

30 ottobre 2009

Cresce la polemica sulla morte di Stefano Cucchi, il 31enne arrestato per droga e morto dopo essere stato trasferito dal carcere di Regina Coeli all'ospedale Sandro Pertini. Ma il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura: il comportamento dei carabinieri è stato corretto.

«Di una cosa sono certo: del comportamento corretto dei Carabinieri in questa occasione». Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervistato da Radio Radicale sul caso di Stefano Cucchi.

«Non c'è dubbio - ha affermato il ministro - che chiunque, qualunque reato abbia commesso, ha diritto a un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che però è successo io non sono minimamente in grado di riferirlo, perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai Carabinieri in servizio per le forze dell'ordine e quindi in dipendenza del ministero dell'Interno, dall'altro del ministero della Giustizia. Non ho strumenti per accertare. Di una cosa però sono certo: del comportamento corretto dei Carabinieri in questa occasione».

Per la Camera penale di Roma «non può essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano Cucchi abbia potuto subire una fine così orrenda mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto; poi del pubblico ministero del giudice e del suo difensore di ufficio nel corso della udienza di convalida; poi ancora della direzione del carcere di Regina Coeli; poi dei medici del penitenziario e quelli del reparto controllato all'ospedale Sandro Pertini».

L'organismo di rappresentanza degli avvocati, presieduto da Giandomenico Caiazza, spiega: «Lo scandalo è che questo ragazzo abbia subito questo pestaggio mortale, con segni orrendamente evidenti sul corpo e sul volto, senza che nessuno di coloro che hanno avuto contatto con lui abbia sentito - a quanto risulta a tutt'oggi - il dovere innanzitutto morale di conoscere la verità, e comunque di segnalare immediatamente e con forza la evidenza dei fatti». Il comunicato è stato emesso anche perché «sarebbe troppo facile limitarci ad esprimere il nostro cordoglio, e ad accodarsi «alla generale riprovazione della atroce vicenda».

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