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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/09/2013  -  stampato il 10/12/2016


Sentenza della Cassazione su Bolzaneto 2001 "fu violenza sistematica"

Nella caserma di Bolzaneto, nei giorni successivi al G8 di Genova del 2001, il "clima" fu quello di un "completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto". Lo scrive la quinta sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni della sentenza emessa il 14 giugno scorso, a carico degli imputati per le violenze sui no-global.

La Corte confermò la prescrizione dei reati per 33 imputati, la condanna di 7 e pronunciò 4 assoluzioni, riducendo in parte, per ragioni procedurali, i risarcimenti alle vittime.

Secondo la Cassazione la caserma di Bolzaneto si trasformò in una sorta di "carcere provvisorio". Non solo: la "scarsità degli interventi sporadicamente verificatisi da parte di singoli agenti, a favore di questo o di quel detenuto - si legge ancora nella sentenza depositata oggi - lungi dal dimostrare che in altri casi analoghi interventi avessero avuto insuccesso, è piuttosto la riprova dell'atmosfera di soverchiante ostilità creatasi nel sito in danno degli arrestati".

Furono "vessazioni" "continue e diffuse in tutta la struttura" quelle a cui vennero sottoposti i no-global reclusi nella caserma di Bolzaneto nei giorni successivi al G8 di Genova del 2001. Lo sottolinea la quinta sezione della Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con cui confermò la responsabilità di gran parte degli imputati - poliziotti, carabinieri, agenti e medici penitenziari - già sancita dalla Corte d'appello di Genova.

Non si trattò di "momenti di violenza che si alternavano a periodi di tranquillità - osservano gli "ermellini" - ma dell'esatto contrario". "Non risulta - continuano gli "alti giudici" - che vi fossero singole celle da riguardare come oasi felici nelle quali non si imponesse ai reclusi di mantenere la posizione vessatoria, non volassero calci, pugni o schiaffi al minimo tentativo di cambiare posizione, non si adottassero le modalità di accompagnamento nel corridoio (verso i bagni o gli uffici) con le modalità vessatorie e violenze riferite dai testi".

Nella sentenza si ricorda, ad esempio il caso di una ragazza condotta al bagno, costretta a mantenere il "capo chino all'altezza delle ginocchia" con la "torsione delle braccia dietro la schiena", mentre, al suo passaggio "poliziotti ai lati" continuavano con "percosse e insulti". L'agente (donna) che accompagnava la detenuta non fece desistere i colleghi, ma invitò la ragazza a "stare attenta a non cadere quando un agente le aveva fatto lo sgambetto".

L'Unità