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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/09/2013  -  stampato il 11/12/2016


Aggressioni a Poliziotti penitenziari: tre colleghi feriti a Udine

"Questa aggressione ci preoccupa, la carenza di personale di Polizia Penitenziaria a Udine, piu' di 20 agenti in meno rispetto all'organico previsto, il costante sovraffollamento della struttura (erano 198 i detenuti presenti il 31 agosto scorso, il 50% dei quali stranieri, rispetto ai circa 100 posti letto regolamentari) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi". Lo denuncia in una nota Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), a seguito di una colluttazione tra detenuti stranieri, scoppiata ieri nel carcere di Udine, che ha ferito tre poliziotti.

"I poliziotti, seppur feriti, sono riusciti ad evitare conseguenze peggiori - spiega Capece - ma di fronte a questa ingiustificata violenza servono risposte forti, come quella di espellere tutti gli stranieri detenuti in Italia (oltre 23.200 sui 66mila presenti) per far scontare loro la pena nelle carceri dei loro paesi". "Le tensioni in carcere crescono in maniera rapida e preoccupante, come dimostra il grave episodio contro i nostri agenti a Udine, bisogna intervenire tempestivamente - sostiene - per garantire adeguata sicurezza agli agenti e alle strutture, punendo con severita' e fermezza coloro che si rendono responsabili di aggressioni ai baschi azzurri".

"L'auspicio - afferma il segretario del Sappe - e' che la classe politica ed istituzionale del paese faccia proprie le importanti e pesanti parole dette dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulle nostre carceri 'terribilmente sovraffollate' e ci si dia da fare per una nuova politica della pena, necessaria e non piu' differibile, che ripensi organicamente il carcere e l'istituzione penitenziaria, che preveda circuiti penitenziari differenziati a seconda del tipo di reato commesso, come l' espulsione dei detenuti stranieri per far scontar loro la pena nei paesi di provenienza e - conclude - un maggiore ricorso alle misure alternative per quei reati di minor allarme sociale, con contestuale impiego in lavori di pubblica utilita' per il recupero ambientale del territorio".

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