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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/09/2013  -  stampato il 03/12/2016


Anche i Direttori della periferia iniziano a prendere posizione contro il DAP e scrivono al Ministro

Abbiamo notato che la questione carceraria è centrale nella sua attività di governo, e di questo la ringraziamo. Oltre alle sue iniziative concrete, come la promozione del Decreto Legge 73, non passa giorno in cui non vi sia una sua dichiarazione sulle inumane condizioni dovute al sovraffollamento dei detenuti, sulla necessità di rispettare la sentenza della Cedu dello scorso gennaio, sulla opportunità di un provvedimento di amnistia. Intendiamo per un attimo portare la sua attenzione su chi è preposto all'applicazione dell'esecuzione penale: i direttori degli istituti penitenziari e degli Uepe (uffici dell'esecuzione esterna).

Una categoria negletta dall'Amministrazione: basti pensare che da oltre otto anni è in attesa del primo contratto di categoria ed è destinataria ancora di un trattamento economico provvisorio, mentre quello giuridico è mutuato ora da questa ora da quella categoria. E come se non bastasse è in gestazione un decreto per l'attribuzione degli incarichi superiori, e sarà presto portato alla sua attenzione una bozza che favorisce, senza alcun velo, i dirigenti che sono in servizio presso gli uffici centrali e regionali dell'amministrazione, a danno di chi invece lavora nelle articolazioni territoriali.

Il meccanismo è semplice: 1) Siamo tutti parificati con lo stesso punteggio, a parità di dimensioni dell'unità cui si è preposti, ma non si comprende quali siano le motivazioni di questa equiparazione, dal momento che sono praticamente inesistenti le responsabilità - giuridiche - di chi opera in un ufficio ministeriale che dipende da un altro funzionario, il Dirigente Generale; 2) vengono attribuiti quozienti ulteriori a chi ha partecipato alle commissioni, che sono di nomina ministeriale e si tratta quasi sempre di incarichi attribuiti a funzionari ministeriali, per ovvie ragioni di risparmio; 3) vengono considerati gli ultimi 7 anni di servizio, a discapito di chi svolge funzioni di alta responsabilità semmai dall'inizio della carriera. Sig. Ministro, non sembra questa la maniera per attribuire un giusto riconoscimento a chi, lavorando quotidianamente negli istituti ed uffici territoriali gestisce la cosa penitenziaria direttamente, con tutte le difficoltà e le responsabilità personali conseguenti, accentuate nel presente periodo storico, per le difficoltà complessive del mondo penitenziario, ma comunque sempre presenti in quanto giuridicamente insite nel mandato professionale.

Il Manifesto