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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/09/2013  -  stampato il 11/12/2016


Porta la droga in carcere al marito: arrestata dalla Polizia Penitenziaria in carcere

Si è presentata al portone della casa circondariale di via Spalato come tante altre volte prima. Voleva fare visita al marito, in carcere da tempo. Ma oltre ai saluti e al conforto, aveva pensato bene di portargli anche della sostanza stupefacente. Contava di riuscire a consegnargliela al riparo dall’occhio vigile della Polizia Penitenziaria. Ma l’impresa non le è riuscita e quell’azzardo le è costato l’arresto.

È successo attorno alle 11 di ieri mattina. Nei confronti della donna - A.B. le sue iniziali, 50 anni, di Udine - erano maturati già alcuni sospetti. Il suo modo di fare e una serie di altre circostanze avevano indotto la sicurezza interna al carcere a tenere sotto particolare controllo lei, il marito e i loro periodici colloqui. L’intuizione si è rivelata corretta. Agli agenti della Penitenziaria è bastata una perquisizione mirata per incastrarla. Invitata come da prassi a intrattenersi nella stanzetta per il controllo degli ospiti, la donna è stata sottoposta a un controllo ancora più accurato, che ha permesso di trovarle della cocaina nascosta nei pantaloni. Qualche grammo appena, ma sufficiente a fare scattare immediatamente ai suoi polsi le manette.

Trasferita nella sezione femminile del carcere del Coroneo di Trieste, la 50enne è stata arrestata con l’accusa di detenzione e spaccio di droga, aggravata dal fatto di averla introdotta in un istituto penitenziario. Del caso è stato informato il pm di turno, Lucia Terzariol. Nelle prossime ore la donna, assistita da un avvocato di fiducia, affronterà l’udienza di convalida davanti al gip. Nell’interrogatorio, si cercherà di capire se quello di ieri sa stato un episodio isolato oppure no.

«Questi episodi - ha commentato il segretario generale del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), Donato Capece - confermano il grado di maturità e le elevate doti professionali del personale in servizio nel carcere di Udine e ricordano che il primo compito dei Baschi azzurri è stato, è e sarà di garantire la sicurezza dei luoghi di pena, imponendo oggi più che mai una seria riflessione sul bilanciamento tra necessità di sicurezza e bisogno di trattamento dei detenuti».

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