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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/10/2013  -  stampato il 09/12/2016


Carcere sovraffollato? Rinviare la pena fino a quando non lo sarą pił: domani la Consulta deciderą su ricorso magistratura di sorveglianza

Scontare la pensa solo se il carcere non è sovraffollato. Sarà questa la conseguenza se domani la Consulta accoglierà favorevolmente il ricorso dei Magistrati di Sorveglianza per aggiungere il sovraffollamento tra le cause per sospendere la pena.

Mercoledì prossimo, 9 ottobre, approda alla Corte costituzionale una delle questioni più spinose, il sovraffollamento delle carceri, per la quale l'Italia è già sorvegliata speciale in Europa, dopo la sentenza Torreggiani che ha imposto al nostro Paese di adottare rimedi concreti entro un anno.
In camera di consiglio la Consulta dovrà pronunciarsi sulla legittimità dell'articolo 147 del codice penale, laddove non prevede, tra le ragioni che consentono di differire l'esecuzione di una condanna in carcere, le condizioni disumane di detenzione, cioè il fatto che la pena debba essere scontata in penitenziari che scoppiano e che non garantiscono al singolo detenuto nemmeno quei tre metri quadrati a testa indicati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. A sollevare la questione i tribunali di sorveglianza di Venezia e Milano, che hanno chiesto alla Consulta una sentenza additiva: cioè di aggiungere il sovraffollamento carcerario tra le cause che permettono di far slittare l'esecuzione della pena.

E se dai giudici costituzionali arrivasse un sì, si tratterebbe di una pronuncia storica, che permetterebbe a tutti i tribunali di sorveglianza di rimediare concretamente ai tanti casi in cui la detenzione, a causa del sovrappopolazione carceraria, si concretizzi in un trattamento disumano e degradante. Sono stati i giudici di Venezia a porre per primi il problema: a loro si era rivolto un detenuto del carcere di Padova, ristretto in una cella dove il suo spazio vitale era inferiore ai tre metri quadrati; con la richiesta esplicita di differire l'esecuzione della pena, visto che in queste condizioni era contraria al senso di umanità e al principio di rieducazione, oltre che lesiva della sua stessa dignità.

Analoga l'istanza presentata ai magistrati di Milano da un detenuto del carcere di Monza, che aveva equiparato a tortura le modalità di detenzione subite: in tre erano ristretti in una cella talmente piccola da non poter scendere dal letto contemporaneamente; e avevano un bagno senza porta, privo anche di acqua calda. Istanze ritenute meritevoli dai giudici che però si sono ritrovati con le mani legate. Attualmente l'articolo 147 del codice penale consente di spostare l'esecuzione della pena solo in casi specifici: gravidanza, puerperio, Aids conclamata o altra malattia particolarmente grave. Di qui la decisione di investire la Consulta.

Ansa