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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/10/2013  -  stampato il 06/12/2016


Sono vere le voci di un passaggio dei Carabinieri alla Polizia di Stato? Presidente COCER scrive al Comando Generale

E' sempre stata solo una voce, prima sussurrata, poi sempre più insistente fino a diventare un interrogativo pressante (e preoccupante) che questa volta veste i panni del generale di Brigata Giovanni Antolini.

LEGGI LA LETTERA DEL GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI GIOVANNI ANTOLINI

Antolini, delegato della Rappresentanza militare, in una durissima mozione dal titolo "Quousque Tandem?" - abbreviazione della celebre locuzione latina [I]Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?[/I] (Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?) - chiede direttamente al Comandante Generale dell'Arma dei carabinieri «di comunicare ufficialmente cosa c'è di vero circa l'ipotesi di confluenza dell'Arma nella Polizia di Stato ed in che termini si sta proponendo ovvero di smentire, personalmente ed ufficialmente, queste voci deleterie ma universalmente ricorrenti che ormai hanno inculcato la convinzione di fondatezza dell'ipotesi.»

La mozione che intende ottenere chiarezza, dai massimi livelli della Benemerita, non è certo tenera; il Comando Generale è raffigurato come «onnipotente ed onnisciente, più lontano dalla base della Regina Maria Antonietta (quella delle Brioches!) dal suo popolo, chiuso nella sua "Turris Eburnea" (torre d'avorio, [I]ndr[/I]) rimane arroccato nei suoi piani nobili (ove si accede digitando una combinazione di numeri segreti) e chiunque tenti un approccio con quei piani avverte con lapalissiana evidenza, come ivi si consideri l'Arma a servizio del Comando Generale e non il contrario».

La mozione del generale di Brigata Antolini è un aperto j'accuse a tutta la gestione dell'Arma

«I trasferimenti, avanzamenti etc. - scrive Antolini - , vengono adottati con norme e procedure criptate che poco si attagliano a quelle di un'Amministrazione dello Stato che dovrebbero essere improntate a criteri di equità e di limpidezza, per non parlare del Fondo di Assistenza la cui trasparenza è più opaca di una lastra di piombo».

«Tagli per finti risparmi, sprechi di personale e di denaro andrebbero ragionati anche con gli organismi di rappresentanza nonché con i reparti interessati che possono dare suggerimenti onde evitare i soliti ricorrenti inconvenienti tipicamente prodotti dalle decisioni prese da lontano e dai saccenti, miopi burocrati».

Antolini fa riferimento ad un collega generale (Corsini) che, a suo dire, «pur di tutelare i Carabinieri nei loro irrinunciabili diritti ha subito la destituzione e l'allontanamento, mentre ora abbiamo l'impressione contraria ossia che l' Arma sia lo strumento sacrificato "Per Troppi" alla carriera ed alla sistemazione personale.»

L'accusa di immobilismo

«In un periodo di blocco salariale - incalza il generale Antolini -, grande preoccupazione e tensione in tutta l'Arma, con diffusa sensazione perfino di inglobamento nella Polizia di stato, il Comando Generale appare come un messicano in siesta pomeridiana con il sombrero calato sul volto: nessuna comunicazione ufficiale su ciò che si sta chiedendo, facendo, proponendo e ottenendo o meno: non sono cose che interessano tutto il resto dell'Arma??? L'Arma è di tutti noi, in ugual misura, con diverse funzioni ma parità di portafoglio azionario.»

«In conclusione - termina Antolini - ritengo che sia giunta l'ora, ed è già tardi, che si cominci ad accettare una franca collaborazione e ad impostare ogni provvedimento nell'ottica della trasparenza e della schiettezza anche quando si tratta di casi scomodi, diversamente occorrerà cambiare decisamente registro: chi ha orecchi da intendere intenda.»