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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/10/2013  -  stampato il 06/12/2016


Walter Lavitola torna in carcere: telecamera lo filma fuori casa, ma il braccialetto elettronico non lo segnala

Valter Lavitola affronterà da detenuto il processo di secondo grado per la presunta estorsione a Silvio Berlusconi. L'ex direttore dell'Avanti!, infatti, da oggi è di nuovo in carcere, a Regina Coeli: l'inasprimento della misura cautelare è stato deciso dalla Corte d'appello, davanti alla quale il giornalista comparirà il 30 ottobre, poiché Lavitola è evaso dagli arresti domiciliari.

Lo scorso agosto una telecamera installata nel cortile del palazzo romano in cui abita lo ha filmato mentre camminava fuori dal suo appartamento. Uno spostamento minimo: il braccialetto elettronico che il giornalista porta addosso da maggio non ha neppure inviato il segnale di allarme ai carabinieri, incaricati della sorveglianza. Ma tanto è bastato perché i giudici gli revocassero i tanto sospirati domiciliari, conquistati lo scorso maggio dopo 13 mesi di detenzione. Sono stati i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Napoli a scoprire che il giornalista era uscito dall'appartamento e a informare la Procura generale.

Probabilmente temevano che il detenuto potesse incontrarsi con qualcuno nello spazio di pertinenza del braccialetto elettronico: circostanza che non si può escludere, anche perché, pochi secondi dopo aver filmato Lavitola in cortile, la telecamera è stata distrutta da un'altra persona che gli investigatori ora stanno cercando di identificare. La vicenda sembra dunque tingersi di giallo: c'era qualcuno con l'ex direttore dell'Avanti! quel giorno di agosto? E chi? Perché la telecamera è stata distrutta?

Tutto chiaro, invece, per l'avvocato Gaetano Balice, che in questo processo assiste il giornalista. "A partire da maggio, quando Lavitola è tornato a casa - spiega Balice - negli spazi condominiali sono stati ritrovati diversi microfoni e telecamere, peraltro collocati in modo da essere facilmente visti. Ogni volta sono stati informati i carabinieri, addetti alla sorveglianza del detenuto, e ogni volta, non essendo chiaro chi li avesse messi e per quale scopo, si è provveduto a disattivarli". Per la tentata estorsione a Silvio Berlusconi, Valter Lavitola è stato condannato in primo grado lo scorso 4 marzo dal gup Francesco Cananzi, che aveva accolto la richiesta dei pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli.

Ansa