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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/10/2013  -  stampato il 11/12/2016


Cassazione smentisce Magistrato di Sorveglianza: per i detenuti niente abiti o oggetti di lusso

No categorico ad abiti e oggetti di lusso per i detenuti sottoposti al regime di carcere duro. La prima sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio un’ordinanza del magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, il quale aveva accolto il reclamo di un detenuto inerente al divieto di “ricevere e detenere capi di abbigliamento ed accessori particolarmente costosi e di tipo lussuoso”.

Per la Suprema Corte, “non puo’ non riconoscersi che il vestiario che solo un boss puo’ permettersi, che lo ha contraddistinto in liberta’ e che un mero affiliato non si sarebbe ardito mai di indossare (per rispettare le ineludibili gerarchie interne) costituirebbe motivo di distinzioni, vassallaggi, ossequi o invidie e simili gravi turbative, ben pericolose per l’ordine e la sicurezza, quanto meno interne”.

La Cassazione, che ha cosi’ accolto il ricorso presentato dalla procura reggiana contro la decisione del magistrato di sorveglianza, rileva che “l’adozione di vestiario lussuoso, che sarebbe possibile solo da parte dei detenuti particolarmente facoltosi, non solo altererebbe la tendenziale par condicio che deve presiedere alla condizione carceraria - si legge in una sentenza depositata oggi - che non puo’ sopportare ingiustificate distinzioni nell’esecuzione della pena, ma finirebbe anche per riproporre ed esaltare in ambito carcerario posizioni di predominio, anche in un ben differenziato aspetto esteriore, ricalcato proprio dalle organizzazioni malavitose di provenienza, il che e’ davvero inammissibile”.

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