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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/10/2013  -  stampato il 10/12/2016


Due Assistenti Capo corrotti e arrestati: telefonini ai detenuti per dare ordini dal carcere

Davano ordini dal carcere attraverso telefonini forniti da due Assistenti Capo della Polizia Penitenziaria corrotti.

Clan Cesarano, sono 17 le ordinanze di misure cautelari emesse dalla Procura di Napoli nei confronti di presunti affiliati. I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri a Pompei, Castellammare, Scafati, Torre del Greco ed Acerra. Le indagini sono iniziate dopo l’omicidio di Carmine D’Antuono e Federico Donnarumma, avvenuto a Gragnano nel 2008.

La Direzione distrettuale antimafia a seguito dell’inchiesta avviata ha verificato che il clan Cesarano, capeggiato da Federico Cesarano, evaso dall’aula bunker di Salerno nel 2008 e arrestato nel 2000, è ancora operante tra Castellammare e Pompei. La Dda ha tratteggiato il nuovo organigramma del sodalizio camorrista, come avviene la spartizione dei guadagni da traffici illeciti e quali sono le attività illegali gestite.

Nel corso delle indagini ha ricostruito un tentativo di estorsione, per l’importo di 50mila euro, ai danni di un floricoltore di Pompei e scoperto armi usate dal clan. Gli inquirenti hanno inoltre dimostrato che anche dal carcere i boss comandavano attraverso pizzini trasmessi all’esterno: in una di queste uno dei camorristi ribadiva che bisognava spargere il terrore sul territorio, instaurare il clima di paura, omertà e assoggettamento al clan. I detenuti di spicco del sodalizio comunicavano anche attraverso telefonini introdotti nei penitenziari con la complicità di due agenti penitenziari corrotti. Al termine dell’indagine il giudice per le indagini preliminari ha emesso 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 2 (gli agenti penitenziari) ai domiciliari.

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