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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/10/2013  -  stampato il 11/12/2016


Lettere con insulti all’ex sindaco Marini, assolto agente penitenziario

Non è stato lui, secondo la sentenza di ieri del giudice Turco, a scrivere le due lettere piene di insulti recapitate all’ex sindaco di Viterbo, Giulio Marini, nel 2009.

Le lettere, o meglio le due cartoline, che arrivarono all’indirizzo dell’ex primo cittadino, contenevano ingiurie pesanti ed erano firmate con il nome di un gestore di un’area di servizio viterbese. Ma questo, contattato dalla Digos, spiegò di non avere nulla a che fare con quelle missive.

La polizia iniziò dunque a indagare su chiunque potesse avercela con l’uomo che risponde alla firma delle lettere. Spunta così fuori un agente di Polizia Penitenziaria di 36 anni, suo ex amico e soprattutto, ex fidanzato della sua attuale moglie.

L’accusa parte da qui e il 36enne viene imputato per calunnia e ingiurie al tribunale di Viterbo. Il gestore dell’area di servizio si costituisce parte civile e chiede di essere risarcito per il danno di immagine che avrebbe subito vedendo comparire il suo nome in calce alle missive ingiuriose a Giulio Marini.

In aula, oltre ai vari testimoni, viene ascoltato anche il parere di un perito grafologo chiamato dalla difesa a riferire se la grafia delle cartoline recapitate a Marini combaciasse con quella dell’imputato. Il risultato è negativo: i tratti, secondo l’esperto, solo simili, ma non uguali e non possono essere ricondotti a lui con certezza.

Anche il movente traballa. Secondo l’accusa, infatti, la motivazione sarebbe tutta da ricercare nella gelosia e nel rancore che l’agente di Polizia Penitenziaria porterebbe nei confronti dell’altro uomo, ormai da anni sposato con la sua ex ragazza.

“E’ una vicenda di tantissimi anni fa – ha spiegato, nella sua arringa, il legale Patrizia Gallino – del tutto chiusa da entrambe le parti. Il mio assistito nel frattempo si è sposato con un’altra donna con la quale ha anche una bambina ed è felice con la sua famiglia. In più, nel 2009 non avrebbe avuto neanche il tempo di mettersi nei guai con quelle lettere perché era un periodo in cui lavorava molto e poi passava le serate a studiare per conseguire il diploma. Non ha mai neanche avuto alcun interesse per la politica, figuriamoci se si metteva a scrivere lettere ingiuriose al sindaco”.

La tesi è stata infine accolta dal giudice Turco che ha assolto l’agente di Polizia Penitenziaria per non aver commesso il fatto.

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