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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/11/2013  -  stampato il 04/12/2016


Carceri dismesse e mai utilizzate: il DAP fa il punto della situazione

"A scadenze fisse vengono reiterate dagli organi di informazione affermazioni del tutto errate circa presunte strutture penitenziarie inutilizzate, stigmatizzando tali situazioni a fronte del problema del sovraffollamento delle carceri italiane. L'Amministrazione Penitenziaria ha più volte smentito tali notizie, ma se ancora permane l'equivoco sull'argomento, è opportuno offrire tutti i dettagli al riguardo per fugare definitivamente, si spera, qualunque dubbio o illazione".

Lo afferma in una nota il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. "Le errate notizie si riferiscono, per lo più, ai complessi immobiliari che, prima della riforma dell'ordinamento giudiziario con la quale sono stati aboliti i mandamenti pretorili, venivano costruiti dai Comuni per essere destinati a Case Mandamentali, strutture di modesta dimensione e capienza, di 15-50 posti al massimo, utilizzate per ospitare detenuti arrestati o condannati all'arresto, di pertinenza delle Preture e sorvegliati da custodi, dipendenti Comunali - spiega il Dap. Sessantacinque di queste strutture già furono soppresse e restituite ai Comuni proprietari circa quindici anni fa, nel 1999, in applicazione dell'art. 34 della legge 265, mentre rimasero nella disponibilità dell' Amministrazione Penitenziaria venticinque immobili che furono in seguito ancor più ridotti. Di scarsissimo rilievo sarebbe il loro contributo in relazione alla problematica del sovraffollamento per il ridottissimo numero di posti disponibili, per la dispersiva dislocazione sul territorio, per l'onere economico, assolutamente sproporzionato da affrontare a cagione dei necessari adeguamenti alle norme vigenti, per il rilevante ed incongruo impiego del personale che sarebbe necessario, indipendentemente dalle dimensioni delle strutture e dal numero dei detenuti ristretti".

"Basti solo considerare che una struttura da 50 posti, quale sono nel migliore dei casi le ex Case Mandamentali, necessita di 35/40 unità di Polizia Penitenziaria, suddivisi per tre turni, e almeno altri 5 funzionari della Amministrazione, mentre un contingente del genere garantisce ormai, in via ordinaria, la gestione di un moderno padiglione da 200 posti inserito all'interno di un istituto penitenziario", prosegue il Dipartimento, che poi elenca le strutture dismesse, mantenute o ristrutturate: in Sicilia, sono stati mantenuti i complessi di Piazza Armerina, Castelvetrano e Gela. In Calabria viene mantenuta come casa di reclusione la struttura di Laureana di Borrello trasformata, grazie a una fattiva collaborazione con la società esterna, a istituto sperimentale a custodia attenuata. Viceversa, anche per la vicinanza della più moderna Casa Circondariale di Vibo Valentia, non sono state prese in carico le strutture di Mileto (VV), Squillace e Cropani (CZ). In Puglia si sono mantenuti i complessi di Altamura (BA) mentre sono stati dismessi quelli di Maglie (LE) Spinazzola (BA), Casamassima (BA), Trinitapoli (FG) e Rodi Garganico (FG) Bovino (FG) e Castelnuovo della Daunia (FG).

Nelle Marche è stato aperto l'Istituto a custodia attenuata di Macerata Feltria (PS). In Toscana si è mantenuto il complesso di Massa Marittima (GR), per sopperire alle carenze della vetusta sede della Casa Circondariale di Grosseto; l'Istituto di Pontremoli (MS) è stato destinato a sede di Istituto per la Giustizia Minorile, mentre è stato dismesso quello di Pitigliano (GR). In Sardegna è stato conservato l'Istituto di Senorbì (CA), che sarà trasformato in ICAM Nel resto del territorio nazionale, si è proceduto alla dismissione di una serie di complessi: Pisticci e Irsina (MT) e Viggiano (PZ) in Basilicata, Cicciano (NA) e Morcone (BN) in Campania, San Valentino Citeriore (PE) in Abruzzo, Pontecorvo (FR) nel Lazio, Codigoro (FE) in Emilia Romagna, Revere (MN) in Lombardia, Bressanone e Merano (BZ) in Trentino Alto Adige.

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