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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/11/2013  -  stampato il 04/12/2016


Caso Cancellieri Ligresti: ora si punta a sollevare dubbi sull'operato dei magistrati di Torino

Tre mesi quasi in silenzio. Al massimo a difendersi, a spiegare, a rivendicare la correttezza del suo operato in Parlamento e con l'opinione pubblica. Era il 22 agosto quando la procura di Torino interrogò il ministro di Giustizia.

Quasi tre mesi dopo, mentre la Procura valuta il da farsi, da via Arenula deflagrano considerazioni molto pesanti: "La scelta di ascoltare il ministro di Giustizia come persona informata dei fatti ha prodotto ab origine una catena di violazioni di regole processuali di indiscutibile gravità". E ancora: "L'aggiramento di norme fondamentali di garanzia appare ancora più grave in relazione alle prerogative che la legge attribuisce ai ministri della repubblica".

Annamaria Cancellieri, in questi mesi non ha mai voluto esternare dubbi sulla correttezza della procura di Torino, ha vissuto l'interrogatorio come un passaggio necessario per dimostrare la sua lealtà istituzionale, e la correttezza come ministro di Giustizia. Ma i suoi collaboratori, lo staff che mastica di diritto e di procedura penale, hanno "molto sofferto" in queste settimane. In sintesi, la procura di Torino avrebbe commesso cinque violazioni delle regole. Proviamole a sintetizzare così come sono state proposte in diversi colloqui occasionali avvenuti in queste settimane.

Il presupposto del coinvolgimento di Annamaria Cancellieri nel fascicolo Fonsai che ha portato alla carcerazione di Salvatore Ligresti e dei figli per aggiotaggio e altro è la intercettazione della telefonata tra la compagna di Ligresti, Gabriella Fragni, e il ministro Cancellieri nella quale l'amica di famiglia dichiara la sua disponibilità a fare qualcosa, esprimendo giudizi negativi sulla stessa inchiesta.

La procura, ascoltando la telefonata, avrebbe dovuto scegliere tra due ipotesi di lavoro. Nel caso in cui l'avesse valutata ininfluente ai fini della indagine e penalmente irrilevante, avrebbe dovuto eliminare la telefonata dal fascicolo, distruggendola insomma.

Ma legittimamente ha deciso di voler approfondire i contenuti della stessa. Il problema non è, dunque, il se ma il come in questi mesi è stato approfondito l'argomento. Per dirla tutta, e sarebbe la prima violazione delle regole, "la procura avrebbe dovuto mandare le carte al Tribunale dei ministri, magari ipotizzando un abuso d'ufficio nell'esercizio delle funzioni di Guardasigilli". Il fatto che la Procura di Torino sia orientata a trasmettere gli atti a Roma, al Tribunale dei ministri, e che, all'inizio della settimana, debba solo discutere se inviare il fascicolo senza o con una ipotesi di reato, è una presa d'atto a scoppio molto ritardato di ciò che avrebbero dovuto fare dopo aver sentito quella telefonata. Ma Annamaria Cancellieri fu sentita come persona informata dei fatti senza la presenza di un difensore. Obbligatoria, "perché l'atto istruttorio era finalizzato a capire se il ministro avesse violato la legge, e dunque era finalizzato a trovare fonti di prova". "Sotto tale profilo vi è un ulteriore violazione di legge, non potendo essere obbligato a rispondere chi viene sentito su fatti che potrebbero implicare una propria responsabilità".

Se le carte fossero state inviate a Roma, ne consegue che quella intercettazione per essere utilizzata avrebbe dovuto avere l'autorizzazione della Camera di appartenenza e se non è parlamentare, del Senato. "Nessuno può dubitare del fatto che il verbale di informazioni raccolto dal procuratore aggiunto il 22 agosto - è la contestazione di via Arenula - esordisce proprio (anche se non se ne dà neppure atto) dalla lettura o dalla indicazione del contenuto della conversazione intercettata".

Finora sono tre le contestazioni di atti illegittimi (violazione della competenza del Tribunale dei ministri, interrogatorio come persona informata dei fatti e non come indagata, violazione delle garanzie costituzionali che impongono l'autorizzazione del Parlamento per l'uso delle intercettazioni di un ministro). Ma ve ne sono anche altre. La polizia giudiziaria ha eseguito verifiche sulle affermazioni del ministro. E infine l'attività della procura di Torino nei confronti del Guardasigilli non è passata attraverso il filtro di un giudice.

La Stampa

Adesso la Guardasigilli rischia di essere indagata

 

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