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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2013  -  stampato il 02/12/2016


Sentenza della Cassazione: sovraffollamento non puņ essere una scusa per non andare in carcere

Per la Corte costituzionale non è illegittimo l'articolo 147 del Codice penale, anche se non prevede l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena "quando essa debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità".

I giudici hanno respinto, con la sentenza 179 depositata il 22 novembre, la richiesta di illegittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Venezia, che aveva ricevuto un'istanza di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena da parte di un detenuto.
L'istanza era motivata non da una grave infermità fisica del detenuto, ma dalle "condizioni di perenne sovraffollamento" in cui versava la casa circondariale di Padova. Secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo, infatti, il parametro di vivibilità minima in carcere è di 3 metri quadri, mentre quello misurato nella casa circondariale di Padova era di 2,85 metri quadri.

Nonostante la tragica situazione delle carceri italiane, i giudici costituzionali hanno respinto la richiesta spiegando che "il sovraffollamento non può essere contrastato con lo strumento indicato dai rimettenti che, se pure potesse riuscire a determinare una sensibile diminuzione del numero di persone recluse in carcere, giungerebbe a questo risultato in modo casuale, determinando disparità di trattamento tra i detenuti, i quali si vedrebbero o no differire l'esecuzione della pena in mancanza di un criterio idoneo a selezionare chi debba ottenere il rinvio dell'esecuzione fino al raggiungimento del numero dei reclusi compatibile con lo stato delle strutture carcerarie".

La questione sollevata risulta inammissibile "per la pluralità di soluzioni normative che potrebbero essere adottate". Oltre al mero rinvio dell'esecuzione della pena, infatti, sono ipotizzabili altri tipi di rimedi preventivi come, ad esempio, la detenzione domiciliare.