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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/11/2013  -  stampato il 11/12/2016


Ministro Cancellieri dispone indagine interna dopo la morte di Federico Perna detenuto a Poggioreale

In riferimento alla morte di Federico Perna, avvenuta l’8 novembre nel carcere napoletano di Poggioreale, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha voluto esprimere le sue condoglianze e la sua personale vicinanza alla mamma del giovane.

Il ministro auspica che sulla vicenda sia fatta completa chiarezza, assicurando la massima collaborazione alla Procura della Repubblica che ha già avviato una sua inchiesta.

Il guardasigilli ha disposto, inoltre, attraverso il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Tamburino, l’apertura di una rigorosa indagine amministrativa interna sulle cause del decesso.

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Un’altra madre, un’altra famiglia impotente di fronte a una vicenda carceraria che si conclude con il peggiore degli epiloghi: la morte di un uomo che, varcato il cancello che separa i liberi dai reclusi, smette di essere trattato come tale. Quel confine, troppo spesso in Italia, si sta trasformando in un punto di non ritorno. La vicenda di Federico Perna, 34enne originario di Latina deceduto l’8 novembre scorso mentre era ristretto a Poggioreale, ha ora la voce della madre Nobila Scafuro, decisa a tutto pur di far emergere la verità sul calvario patito dal figlio, malato, tossicodipendente, palesemente non in grado di sopportare il regime detentivo. Eppure tenuto in cella, sbattuto di carcere in carcere, sino a quando il suo corpo non ha detto basta. Per giorni nessuno, dall’alto, è intervenuto per uno così: senza santi al ministero, con una famiglia né ricca né influente. Fino a venerdì, quando il guardasigilli Annamaria Cancellieri ha disposto una «rigorosa indagine amministrativa interna» parallela all’inchiesta della procura della Repubblica.

LO HANNO TORTURATO - Ogni storia è a sé, ma questa di Federico - tossicodipendente con precedenti per furto, rapina, lesioni personali, evasione - per certi versi non può che rimandare a quella del romano Stefano Cucchi, che si è conclusa allo stesso modo. La prima cosa che viene da chiedersi è se lui si mai stato picchiato, ma la signora Nobila, tono fermo seppur stremato da questi giorni di dolore, rincara la dose: «Le dico di più -dice raggiunta telefonicamente da Corriere.it -secondo me è stato torturato. Siamo di fronte a un vero e proprio omicidio di Stato. Io ho tantissimi interrogativi a cui avere risposta…mica uno solo».

«MAMMA MI STANNO UCCIDENDO» - Si legge, nella risposta del ministero datata giovedì 28 novembre, a seguito di una interrogazione in commissione Giustizia, di come Federico abbia rifiutato il ricovero in ospedale, ma Nobila è di altro avviso. «Mi pare che si stiano dando la zappa sui piedi: a Viterbo, come riporta un referto medico, mio figlio non era in grado di stare in piedi, non era lucido. È evidente come sia stato sedato, imbottito di psicofarmaci». Da alcune lettere, infatti, si evince quanto Federico sognasse il ricovero in ospedale perché lì «non ci sono celle e si possono fare colloqui». E sempre da Viterbo, però, non smettono le parole di disperazione: «Mamma mi stanno uccidendo. Portami a casa».

«CON ME GIOCANO A PING PONG » - La donna, insieme ai legali di Latina Camillo Autieri e Fabrizio Cannizzo, ha intenzione di non far spegnere i riflettori sulla vicenda, a partire da quella autopsia sul corpo di Federico effettuata a sei giorni di distanza dalla morte, così, a detta di Nobila da non poter far trovare tracce di lesioni che potrebbero dar sostegno alla tesi del maltrattamento, del pestaggio o delle torture vere e proprie come sostiene la donna. Spiegano gli avvocati : «La signora Scafuro aveva visto il figlio pochissimi giorni prima della morte. Lui mostrava segni di maltrattamenti (lividi…) e lamentava uno stato di malessere generale, psichico e fisico, dovuto e aggravato dalla vita carceraria, certamente non facile ma che, a dire di Perna, troppo spesso diventava intollerabile a causa dei soprusi e delle violenze subite da parte del personale carcerario. Tale circostanza - spiegano - dovrà essere verificata in sede di deposito della perizia autoptica. Numerose sono le lettere in possesso della madre nelle quali Federico si definiva “pungiball” o dichiarava che “con me ci giocano a ping pong”, riferendosi al fatto che ogni qualvolta chiedesse il ricovero o maggiore cura del proprio stato di salute, veniva trasferito ad altro istituto carcerario».

IL MAGISTRATO: COMPATIBILE - Federico avrebbe dovuto terminare la pena il 13 aprile 2018. Una data lontanissima per qualsiasi carcerato e ancor più per lui, che aveva iniziato a scontare i suoi anni a Regina Coeli il 20 settembre 2010, passando poi a Velletri e Cassino e nel 2012 a Viterbo per motivi sanitari. Già qui viene ritenuto incompatibile con lo stato di detenzione a causa di una grave compromissione epatica con tendenza cirrotica. Seguono diversi gesti di autolesionismo, visite psichiatriche, sino a che, come ricostruisce il ministero ,«il magistrato di sorveglianza, con provvedimento del 16 luglio 2012, non aveva accolto la richiesta di scarcerazione per incompatibilità, sia in relazione alla pericolosità sociale connessa allo stato psicologico in cui versava il Perna, sia in considerazione del fatto che quest’ultimo aveva più volte rifiutato il ricovero in luogo di cura e che si era fatto dimettere – contro il parere dei sanitari – dall’ospedale Belcolle».

MIGLIORATO ? - Sempre secondo la ricostruzione ufficiale resa in commissione Giustizia il 28 novembre, «a Secondigliano il Perna aveva rifiutato il ricovero suggerito dai sanitari a seguito di un’ustione riportata nel gennaio 2013 ed aveva posto in essere gesti autolesionistici». A Poggioreale, dove esiste un centro clinico penitenziario, Federico ci arriva a luglio 2013, e qui sembra accadere il miracolo: « Nel corso dell’ultima visita psichiatrica, avvenuta a Poggioreale alla fine di settembre 2013, il Perna si era manifestato, al colloquio con lo specialista, calmo, lucido e orientato,e non aveva evidenziato disturbi percettivi».

IL MINISTERO: TUTTO OK - Si parla sempre del suo stato psichico nelle ricostruzioni ufficiali, mai del suo stato fisico, di cui solo la madre denuncia: « Sputava sangue dalla bocca e aveva chiesto di essere ricoverato il 5 novembre, ma l’8 è morto», ricorda Nobila. Ma per lo Stato, almeno fino a giovedì 28, è andato tutto bene, come si legge nella relazione del ministero della Giustizia: «All’esame del diario clinico e della cartella di osservazione del detenuto – documentazione contenuta nel suo fascicolo personale – risulta che nel corso della detenzione il Perna è stato seguito con costanza e regolarità sia dal personale sanitario e del Servizio Tossicodipendenze che dal personale penitenziario. In particolare, appare evidente che le autorità penitenziarie ne hanno costantemente monitorato le condizioni di salute e hanno più volte cercato di convincerlo ad accettare gli opportuni ricoveri in ospedale in ragione delle sue condizioni di salute, senza purtroppo riuscirvi».

NESSUN LIETO FINE - Con rabbia e dolore, una famiglia cerca la verità, mentre vengono i brividi, oggi, a guardare le foto scioccanti dell’autopsia e allo stesso tempo leggendo le lettere di Federico alla madre. Le parole di un ragazzo che sogna da dietro le sbarre un’assoluta normalità: la lasagna, il giorno del colloquio e pochi euro per le piccole spese. «Appena esco vengo da te, che sarò l’uomo più felice del mondo. Ora sono un uomo, basta con l’eroina, è solo distruzione. Un lavoretto e una vita serena. Adesso voglio il Federico vero, quello che non è mai uscito…» .

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