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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/12/2013  -  stampato il 02/12/2016


Morte Federico Perna: occorre maggiore prudenza nei giudizi sulla Polizia Penitenziaria

Suggerirei maggiore prudenza quando si parla delle cause che hanno portato alla morte di una persona detenuta in carcere, come drammaticamente accaduto a Federico Perna morto nel padiglione Avellino del carcere di Napoli Poggioreale lo scorso 8 novembre. Invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari.

Ancora una volta sembra purtroppo che alcuni detenuti diventino importanti solamente da morti… Capisco e comprendo il dolore dei familiari ma non è con comparsate in tv senza contradditorio che si trova la verità. Perna era un detenuto certamente malato, che se avessimo una classe politica più sensibile alle questioni penitenziarie, forse neppure doveva stare in carcere. Era anche un detenuto che lo scorso luglio diede fuoco alla cella, mandando all’ospedale per intossicazione due detenuti e due poliziotti penitenziari.

Questi sono dati oggettivi. Certo è che la morte di un detenuto intristisce tutti, specie coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l'esasperante sovraffollamento. E’ utile ricordare che negli ultimi 20 anni la Polizia Penitenziaria ha sventato, in carcere, più di 16mila tentati suicidi ed impedito che quasi 113mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri.

Il primo Sindacato dei Baschi Azzurri torna a sottolineare che “la Polizia Penitenziaria, a Napoli Poggioreale e negli oltre 200 penitenziari italiani, è formata da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante sovraffollamento credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano quotidianamente, soprattutto sventando centinaia e centinaia suicidi di detenuti”.

Sappeinforma