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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/12/2013  -  stampato il 05/12/2016


Braccialetto elettronico per i detenuti: un tormentone che dura da un decennio

Finora sono stati spesi 180 milioni di euro, gli apparecchi sono gestiti da Telecom.

Inutilizzato, dispendioso, inopportuno, però immortale. Il braccialetto elettronico per i detenuti ai domiciliari è un tormentone che non muore mai.

Soprattutto non lo vuole far morire il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, che ha in animo di renderlo obbligatorio, salvo diversa disposizione del giudice (oggi l'utilizzo è previsto "se necessario").

Il Guardasigilli introdurrà la modifica all'interno del decreto legge sulle carceri che si accinge a portare martedì in Consiglio dei Ministri. Lo ha confermato lei stessa, a margine dell'esibizione del coro Papageno nel carcere della Dozza a Bologna. Il pacchetto riguarderà "i soliti argomenti: tossicodipendenti, stranieri, aumentare le possibilità di lavoro", oltre alla proroga della norma, in scadenza il 31 dicembre, che prevede la detenzione domiciliare per i condannati con pena detentiva (anche residua) non superiore a 18 mesi. Tutto bene, se fossimo in un Paese normale.
La prima sperimentazione del braccialetto partì con decreto legge il 2 febbraio 2001, con l'intenzione di porre fine al sovraffollamento carcerario (già allora!). Due mesi dopo, un detenuto peruviano con grande semplicità tagliò i fili dell'aggeggio elettronico e fece perdere le proprie tracce. Fu il primo di una serie.

Eppure, nel 2003, l'ex ministro Pisanu decise di rilanciare, firmando un contratto con un gestore unico, Telecom, che avrebbe dovuto garantire, oltre all'installazione del Personal Identification Device, anche l'assistenza tecnica. Dei 400 braccialetti previsti, ne sono stati utilizzati 14. Alla fine del 2011 il ministro Cancellieri, dal Viminale, ha rinnovato la convenzione settennale con Telecom, stavolta per 2000 pezzi, solo 200 dei quali dotati di Gps.

Undici milioni di euro l'anno per la prima fase della sperimentazione, altri 80 milioni la spesa prevista nel contratto rinnovato (di questi, ha affermato nel 2011 il ministro, solo 9 vanno a Telecom). È stata "reiterata una spesa antieconomica e inefficace, che avrebbe dovuto essere almeno oggetto, prima della nuova stipula, di un approfondito esame", ha scritto al Corte dei Conti lo scorso anno. Inopportuno.

Nove mesi dopo la firma per il rinnovo, Piergiorgio Peluso, figlio della stessa Cancellieri, è stato assunto in Telecom come dirigente del settore Administration, Finance and Control. "Noi siamo pronti, ma bisogna chiedere a magistrati e forze dell'ordine se lo sono", fa sapere una fonte interna al Dap, sempre più scollato da via Arenula. Perché il controllo delle persone sottoposte alla misura del braccialetto spetta a carabinieri e polizia, già molto sotto organico.

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