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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/12/2013  -  stampato il 03/12/2016


La Cancellieri sbaglia a rimuovere Mazzeo dal carcere di Marassi, ecco perché

Più che "temerarie", come le ha definite il ministro Cancellieri, le dichiarazioni del direttore del carcere Salvatore Mazzeo subito dopo la fuga di Bartolomeo Gagliano sono apparse sgangherate, ma tutt'altro che sufficienti per giustificare la sua rimozione. Lo si può immaginare: nel ciclone che si è scatenato nel giro di poche ore, Mazzeo ha provato a spiegare quel che era successo e sicuramente si è fatto capire male, portando su di sé il peso di una valutazione sbagliata e il timore che l'evaso potesse combinare guai peggiori di quel che poi è accaduto. Non toccava a lui intervenire in prima battuta, avrebbe potuto attendere che giungessero spiegazioni per le vie ufficiali, una nota del ministero, del dipartimento penitenziario, della magistratura di sorveglianza: perché, ricordiamolo, non è il direttore di un carcere a decidere sul permesso a un detenuto. Mazzeo però è fatto così.

Non è un burocrate del tipo "io con I giornalisti e con la gente non ci parlo", sepolto e protetto da carte ammuffite, codicilli e regolamenti. Per quel carcere ha dato l'anima, non ci ha dormito, ha organizzato decine di iniziative, magari in qualche occasione può essere andato sopra le righe per troppo entusiasmo. Però ci ha provato davvero a rendere quella gattabuia ciò che tutti a parole indicano dovrebbe essere: luogo di espiazione, rieducazione, reinserimento. E anche di speranza. Ha sempre avuto un rapporto sciolto con i media, da strappo alle regole, e l'ha sempre fatto chiedendo, come tornaconto, di raccontare quel che di positivo si faceva tra le mura di Marassi. Ben diverso da tanti suoi colleghi imbalsamati e arcigni sulla sedia di un ufficio blindato. Quella mattina ha parlato, ha parlato d'istinto e anche un bel po' turbato, e ha fatto un patatrac. Dichiarazioni "temerarie" le sue?

Dichiarazioni di tale leggerezza da "leggerezza" con cui "gettare allarme sulla popolazione e discredito sulle istituzioni", così come ha affermato la Cancellieri, ridicolizzandolo davanti al Parlamento e al Paese? Dichiarazioni incaute, potremmo al limite classificarle, forse anche inopportune. Incaute e inopportune, nella stessa identica maniera di alcune telefonate partite dal telefono del ministro della Giustizia. Non hanno, le conversazioni del Guardasigilli con i Ligresti, "gettato discredito sulle istituzioni", una volta conosciute? Non hanno portato a un voto di sfiducia respinto solo da alchimie di equilibrismi di un quadro politico complicato? Non hanno lasciato il sapore amaro di un componente dell'esecutivo che fa capolino in una vicenda giudiziaria quando, nel mirino, ci sono persone amiche e potenti?

Mazzeo non ha voluto sabotare il sistema giustizia, ha dato qualche spiegazione squinternata nel momento più caldo di una polemica nazionale. Ha fatto più danno lui, che ci ha messo la faccia? O certe conversazioni partite dal telefono di un Guardasigilli che poi ammette: "Ho commesso forse un'imprudenza"? La differenza sta solo nel fatto che lei, il ministro Cancellieri, pensava non fossero intercettate?

Il Secolo XIX