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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/01/2014  -  stampato il 03/12/2016


Coltellate a Viterbo, Sappe: DAP e Magistratura di Sorveglianza si prendano le loro reponsabilitÓ

La mega rissa di ieri nel reparto penale D2 del carcere di Viterbo, tra detenuti italiani e romeni, conferma che tenere i detenuti a non far nulla, anche nei momenti previsti di socialità, può essere grave e pericoloso.

Il bilancio di 12 detenuti in ospedale, feriti da coltellate, lamette, punteruoli e arnesi artigianali deve fare seriamente riflettere anche sulle pericolose condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari, che ogni giorno di più rischiano la propria vita nelle incendiarie celle delle carceri italiane”.

“Altro che vigilanza dinamica. Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza”.

La situazione penitenziaria è sempre più incandescente e rincorrere la vigilanza dinamica e i patti di responsabilità con i detenuti, come vorrebbe il Dap, è una chimera: cosa dovrebbero fare tutto il giorno i detenuti, girare a vuoto nelle sezioni e nei padiglioni detentivi?

“In carcere quello che manca è il lavoro, che dovrebbe coinvolgere tutti i detenuti dando quindi anche un senso alla pena ed invece la stragrande maggioranza dei ristretti sta in cella venti ore al giorno, nell’’ozio assoluto. E farli stare fuori dalle celle dodici ore al giorno senza fare nulla non risolve i problemi, anzi! Le idee e i progetti che il capo del Dap Tamburino si ostina a propinare rispondono alla solita logica “discendente” che “scarica” sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità, tenuto conto, a titolo esemplificativo ma significativo, che la vigilanza dinamica, ritenuta congeniale al nuovo modello, mal si concilia con il regime di vigilanza intensificata nei confronti di quei detenuti ritenuti ad esempio a rischio di suicidio.

Il Sappe, pertanto, è disposto a sedersi a un tavolo per discutere possibili soluzioni per mitigare gli effetti negativi del sovraffollamento, purché i vari progetti regionali sui circuiti penitenziari siano ratificati dai vertici del Dap e dalla competente magistratura di sorveglianza mediante l’’apposizione in calce delle rispettive firme, che diano vita, questo sì, aun “patto di responsabilità”, o meglio di corresponsabilità davanti a ogni autorità giudiziaria, tra il livello di amministrazione centrale, regionale e periferico”.

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Coltellate tra detenuti a Viterbo: quattro in pericolo di vita, altri tredici feriti, Agente penitenziario ricoverato