www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/01/2014  -  stampato il 04/12/2016


Il carcere di Sollicciano è al tracollo: emergenza da un momento all'altro

“Il clima nel carcere di Sollicciano è allucinante. Ci sono momenti di tensione in cui possono succedere le cose più brutte. C’è il rischio che qualcuno perda il controllo, anche tra gli agenti”. Questa la denuncia di Francesco Falco, vicesegretario regionale del Sappe Toscana e responsabile di uno dei reparti dell’istituto di detenzione fiorentino. Secondo quanto spiegato dal sindacato di Polizia Penitenziaria, la struttura, pensata per 500 detenuti, ne ospita al momento circa il doppio.

“Ci sono infiltrazioni di acqua dai muri e dai tetti, – continua Falco -,nonostante i lavori effettuati ai gruppi di scarico delle acque piovane. Quando piove i detenuti sono costretti ad alzarsi di notte e armarsi di scopa per spingere l’acqua fuori dalle celle. Spesso poi l’acqua fa saltare l’impianto elettrico, e allora interi reparti rimangono al buio per ore. Se questo accade quando i detenuti sono fuori dalle loro celle, può succedere di tutto”. Tra i problemi denunciati, quello relativo al vitto: “La cucina del carcere è nata per dare da mangiare a 450 detenuti, ma deve servirne il doppio, col risultato che spesso i pasti arrivano freddi”.

Molti detenuti per questo decidono di acquistare all’esterno alcuni prodotti: oltre al cibo, acqua e sigarette. “Prima di Natale però il sistema informatico che gestisce gli acquisti di merce è andato in tilt, e loro non hanno potuto fare la spesa. In alcuni casi siamo stati noi agenti di Polizia Penitenziaria a fornire loro dei prodotti”. “I detenuti – continua – dormono su materassi ammuffiti, e non possono avere una doccia calda perché il sistema di riscaldamento non è sufficiente per tutti. Se sono malati devono aspettare mesi per una visita specialistica”. In questa situazione, precisa il vicesegretario del Sappe, “c’è il rischio che i detenuti se la rifacciano con chi in quel momento rappresenta lo Stato. Noi agenti di Polizia Penitenziaria siamo lasciati a noi stessi”.

gonews.it