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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/01/2014  -  stampato il 06/12/2016


Cosė la ndrangheta recluta gli affiliati in carcere: sequestrato diario segreto

Una storia di 'ndrangheta e di 'ndranghetisti. La formula: "Giura di rispettare le regole sociali; giura di rinnegare madre, padre, fratelli e sorelle; giura di esigere e transigere centesimo per centesimo e millesimo per millesimo; qualsiasi azione farai contro le regole sociali sarà a carico tuo e a discarico della società.

Lo giuri?". La risposta: "Lo giuro". È una parte del complesso rituale di affiliazione alla mafia calabrese a cui venne sottoposto Gianni Cretarola, componente del gruppo che uccise un anno fa a Roma il boss Vincenzo Femia. Un rituale che è stato celebrato nel carcere di Sulmona alla presenza di altri affiliati alla 'ndrangheta. Era il luglio del 2008 quando Cretarola, che stava scontando una condanna per omicidio commesso durante una lite nel 2001, si sottopose al cerimoniale pronunciando la formula e bevendo il sangue di un altro detenuto, anche lui appartenente alla 'ndrangheta, che allo scopo si era ferito a un braccio. Sangue che gli avrebbe fatto "punteggio" nei successivi step mafiosi. In seguito Cretarola passò infatti dal rango di "picciotto" alla "camorra di sangue", in soli tre mesi perché aveva già ucciso. Quindi al terzo livello, quello di "sgarrista". Una cerimonia celebrata in modo informale in prigione, in attesa di uscire, "perché non si poteva bruciare sul palmo della mano il santino di San Michele Arcangelo", come prevede il rituale completo. Una storia che è emersa dopo il ritrovamento di un quadernetto nel corso di una perquisizione nell'abitazione romana di Creatrola in viale Palmiro Togliatti a Roma.

Una sorta di diario segreto con le formule dei cerimoniali 'ndranghetisti, criptate con un codice: 21 simboli al posto delle lettere dell'alfabeto, che gli inquirenti sono riusciti a decifrare. Ieri la cattura dei tre presunti complici di Cretarola nel delitto Femia, da parte della squadra mobile di Roma. Nell'ordinanza d'arresto è riproposto il percorso criminale di un ragazzo calabrese nato e cresciuto a Sanremo, che sognava di diventare 'ndranghetista e ci riuscì. Ma dopo il primo delitto eccellente si pentì e fece arrestare i suoi compari. Gli interrogatori di Cretarola sono un florilegio del linguaggio della 'ndrangheta, nel suo caso di un "locale", membro di una "filiale" creata a Roma. Alla cui nascita si era opposto Femia, considerato referente nella capitale del clan Nirta di San Luca, in Aspromonte, la "mamma" della mafia calabrese. Gli stessi boss che ne avrebbero poi decretato la morte. Sullo sfondo della storia, lo scontro per il traffico di droga nella capitale.

Nell'ordinanza d'arresto firmata dal gip del tribunale di Roma, ci sono dei passaggi del quaderno in cui sono elencate le figure che circondano l'aspirante "picciotto" nella cerimonia riproposta nel carcere di Sulmona: il capo società, il contabile, il mastro di giornata, il capo giovane e il puntaiolo, che mette il coltello o il punteruolo su cui il candidato deve ferirsi e deve ferire. Alcuni di questi personaggi, nel caso di Sulmona, assenti perché non detenuti, sono stati rappresentati con dei fazzoletti annodati.

E poi la 'ndrangheta, mai chiamata così, per prudenza, specie in carcere, ma "pisella", "pidocchia" o "gramigna", perché come quella infesta ed è ovunque. E anche i guadagni di un soldato della 'ndrangheta come Cretarola: due, tremila euro al mese, secondo i periodi e gli "affari". Un capitolo nuovo che ha fatto emergere uno spaccato del carcere di Sulmona finora sconosciuto. E i rituali davvero particolari ai quali gli appartenenti alla 'ndrangheta non rinunciano nemmeno durante i periodi di detenzione.

Il Centro