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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/01/2014  -  stampato il 03/12/2016


Dimissioni vertici del DAP, Pagano: non ce ne andiamo, mollare ora sarebbe un errore

Nervi tesi in via Arenula per la scadenza imposta da Strasburgo. Nessuno vuole lasciare, ma c'è chi non esclude la nomina di Mauro Palma, uomo di fiducia del ministro, ai vertici del Dap.

"Il periodo politico è quello che è, maggio si avvicina rapidamente e sarebbe da irresponsabili lasciare in questo momento. Lo scriva, per favore: dobbiamo lanciare un messaggio per rasserenare gli animi", ha detto ieri al Fatto il vice capo del Dap, Luigi Pagano. Animi che proprio tanto sereni, al momento, non sono.

Giovedì pomeriggio, ai piani alti di Largo Daga, sede del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, pare che le urla si sentissero da inizio corridoio. Lo ha scritto ieri Francesco Bonazzi su Dagospia: "Ha voluto sapere che progressi sono stati fatti sulla lotta al sovraffollamento delle carceri e dopo aver ricevuto qualche rassicurazione - un po' generica - dal consigliere Tamburino, ha letteralmente investito i suoi tre alti dirigenti accusandoli, in sostanza, di gestire solo la macchina amministrativa e di non pensare sufficientemente ai carcerati.

"Non fate nulla per i detenuti!" è sbottata la Guardasigilli. L'incontro, tesissimo, è durato quasi due ore". Protagonisti della riunione infuocata sono stati la ministra Anna Maria Cancellieri, il capo del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino, e i suoi vice, Luigi Pagano e Francesco Cascini. Quest'ultimo era stato proprio colui che il 18 agosto dello scorso anno aveva ricevuto la telefonata della Guardasigilli, preoccupata per la salute in carcere della sua amica Giulia Ligresti.

E però sul capo della ministra, che "ci mette la faccia", c'è la scadenza - maggio, appunto - imposta dalla Corte di Strasburgo per far fronte al sovraffollamento. Non solo: potrebbe esserci stato addirittura un intervento del premier Letta, che le avrebbe fatto notare la scarsa trasparenza del Dap nei suoi confronti. Dagospia dava ieri anche un'altra notizia: le imminenti dimissioni proprio del terzetto che guida il Dap, con tanto di lettera già scritta e, forse, già inviata sulla scrivania di via Arenula. "Non si dimette nessuno", hanno smentito ieri fonti interne all'amministrazione, oltre allo stesso Pagano.

"I cazziatoni fanno parte del periodo di tensione, ma è successo altre volte e non è che questo comporta automaticamente le dimissioni". In realtà la lettera potrebbe essere partita proprio da Pagano e sottoscritta poi dagli altri due, più per un pro-forma che per una reale intenzione di lasciare gli incarichi.

Tutto è nelle mani della ministra, che potrebbe approfittare dell'occasione per nominare, al posto di Tamburino, un uomo di sua fiducia, Mauro Palma: prima presidente dell'associazione Antigone e ora della Commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti, è stato a capo del Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura, ed è quindi amico di Bruxelles. Da Antigone sono partiti molti di quei ricorsi accolti da Strasburgo.

La sfuriata e soprattutto la diffusione della notizia della sfuriata però la dicono lunga sul clima che si respira nei corridoi di Largo Daga. Ai capi del Dap, che sono tutti magistrati, si chiede di risolvere problematiche numerosissime e troppo differenti tra loro: il sovraffollamento e la conseguente mancanza di rieducazione dei detenuti, l'edilizia carceraria, la gestione della Polizia Penitenziaria, sottodimensionata e stressata.

Troppi fascicoli per pochi uomini. Senza considerare che, anche tra gli alti funzionari, i rapporti sono in qualche caso molto tesi. Da ogni lato la si guardi, l'amministrazione carceraria andrebbe ripensata e rivoluzionata. Ma questo comporterebbe tempo e, soprattutto, la non ingerenza della politica in un piatto ricco e funzionale.

Il Fatto Quotidiano

Secondo il sito Dagospia dimissioni di Tamburino, Pagano e Cascini e Mauro Palma nuovo Capo del Dap

 

Vertici del DAP in contrasto con la Cancellieri, ma fonti interne smentiscono la volontà di dimettersi