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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/01/2014  -  stampato il 04/12/2016


Emergenza carceri, Sandro Favi (PD): via il blocco del turn over della Polizia Penitenziaria

Già dal 2010, quando è stata conclamata la crisi e lo stato di emergenza del sistema penitenziario italiano, il Partito democratico ha chiesto l'apertura di un dossier sulla situazione numerica e professionale della Polizia Penitenziaria e degli operatori penitenziari preposti al trattamento e all'aiuto delle persone detenute.

Nell'ambito della legge Alfano del novembre 2010, avevamo già impegnato il governo dell'epoca a svolgere una ricognizione sulle necessità di adeguamento e di valorizzazione di queste professionalità, che corresse in parallelo allo sviluppo del Piano carceri, finalizzato all'ampliamento della loro ricettività, nonché all'auspicato incremento delle misure alternative alla detenzione.

Quell'impegno, assunto solennemente davanti al Parlamento, è stato disatteso dai ministri della Giustizia che si sono succeduti fino ad oggi ed i problemi della Polizia Penitenziaria e degli operatori professionali sono stati fagocitati dalle politiche più generali del pubblico impiego, dalla riduzione degli assetti organizzativi della pubblica amministrazione, da una spending-review che non sa riconoscere le professioni in cui l'apporto umano e di relazione è parte essenziale del servizio reso, rispetto a quelle in cui le innovazioni di metodo e le tecnologie possono giustificare una progressiva riduzione e razionalizzazione degli organici.

Per il carcere e per l'esecuzione delle pene in misura alternativa, la desertificazione di riferimenti nelle professioni di aiuto alla persona e di sostegno a progetti di reinserimento sociale è la rappresentazione della de-personalizzazione della vita reclusa, la riduzione della crisi a contabilità di spazi ed a burocrazia formale per accedere ai benefici penitenziari, a seconda delle esigenze del sistema in emergenza ovvero della ricorrente campagna securitaria dettata dalla cronaca.

Questa disattenzione non ha fatto altro che accrescere il senso di frustrazione e la demotivazione degli operatori, che hanno percepito come le incertezze e le inconcludenze della politica e dell'apparato amministrativo scaricassero sulle loro spalle la crisi del sistema, senza indicare obiettivi percorribili e senso condiviso di una istituzione che progetta nuovi metodi, buone pratiche ed un equilibrio credibile fra le condizioni di sicurezza e le finalità della rieducazione.

Dopo anni di richiami al senso di responsabilità e di retorico compiacimento per aver impedito la deflagrazione dell'emergenza, sono urgenti segnali concreti di riconoscimento e di investimento sulle professioni penitenziarie. Per questo indichiamo la necessità di adeguare gli organici di educatori, assistenti sociali di almeno mille unità, di incrementare significativamente gli interventi di sostegno psicologico rispetto alla irrisoria dimensione a cui si sono ridotti negli anni.

Il ministro della Giustizia colga l'occasione del riordino delle carriere delle Forze di polizia per valorizzare davvero e dare dignità ai ruoli della Polizia Penitenziaria e promuova la rimozione del blocco del turn-over, almeno finché non siano completate le piante organiche degli istituti penitenziari interessati dal programma di costruzione ed ampliamento della capacità ricettiva.

Dia fine alla paradossale vicenda del primo contratto di lavoro della dirigenza penitenziaria, che si protrae da quasi otto anni, affinché i direttori degli istituti penitenziari e degli uffici territoriali dell'esecuzione penale esterna assumano pienamente ruolo e responsabilità professionale rispetto agli obiettivi di umanizzazione, di rispetto della dignità della persona, di efficienza dell'istituzione, di vocazione alle finalità di rieducazione della pena e di trasparente legalità delle condizioni di detenzione.

L'Unitò - di Sandro Favi (Responsabile nazionale carceri del Pd)