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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/01/2014  -  stampato il 10/12/2016


Presidente Cassazione: indulto primo passo per risolvere emergenza carceri

Giorgio Santacroce, nella sua relazione per l'anno giudiziario, sollecita a realizzare "la riforma delle riforme": quella sulla prescrizione, che estingue "un'alta percentuale di delitti di corruzione". L'indulto è il primo passo per risolvere l'emergenza carceraria.

"In attesa di riforme di sistema dovrebbe adottarsi un rimedio straordinario che consenta di ridurre con immediatezza il numero dei detenuti. Per ottenere questo risultato non c'è altra via che l'indulto". È questa la soluzione all'emergenza carceri auspicata dal presidente della Corte di Cassazione, Giorgio santacroce, nella relazione d'apertura dell'anno giudiziario. "L'indulto non libera chi merita di essere liberato - spiega Santacroce - ma scarcera chi non merita di stare in carcere ed essere tratto in modo inumano e degradante, reagendo temporaneamente ed efficacemente al problema del sovraffollamento".

Secondo Santacroce bisogna anche ridurre l'uso della custodia cautelare. "Meritano consenso", è la sua posizione, le proposte tese "a restringere l'area delle sanzioni detentive e a contenere il ricorso alla custodia cautelare, acquisendo una maggiore consapevolezza critica della sua funzione di extrema ratio da utilizzare entro i confini più ridotti possibili". "La riforma delle riforme" di cui l'Italia ha bisogno per Santacroce comunque è quella della prescrizione, visto che "veniamo ripetutamente sollecitati da organismi internazionali, da ultimo il rapporto Ocse, che deplorano l'alta percentuale di delitti di corruzione dichiarati estinti per tale causa".

Il presidente della Corte di Cassazione si sofferma poi sui rapporti tra toghe e politica. "Lo stato di tensione tra magistratura e politica, nonostante i suoi ripetuti interventi, non accenna a spegnersi - spiega, e il suo persistere, rappresenta una vera e propria spina nel cuore per noi magistrati". Detto questo lancia un appello ai magistrati. Per dare "credibilità" al loro operato "senza alimentare diffidenze, pessimismi, sospetti", osserva, devono "sentirsi sempre meno potere e sempre più servizio come vuole la Costituzione", "abbandonare inammissibili protagonismi e comportamenti improntati a scarso equilibrio", senza "assumere improprie missioni catartiche e fuorvianti smanie di bonifiche politiche e sociali". Anche perchè "il risvolto più doloroso" della tensione tra magistratura e politica "è una delegittimazione gratuita e faziosa, che ha provocato, goccia dopo goccia, una progressiva sfiducia nell'operato dei giudici e nel controllo di legalità che a essi è demandato". Allo stesso tempo, Santacroce chiede di riflettere sui malfunzionamenti del Csm e dell'Anm. "Dobbiamo avere il coraggio - sottolinea - di interrogarci su ciò che non ha funzionato e continua a non funzionare nell'esercizio del potere diffuso, nel sistema di autogoverno e nell'associazionismo giudiziario.


Santacroce invita anche a riflettere sugli effetti della crisi economica sui processi. La crisi, infatti, "ha generato un forte incremento dei procedimenti esecutivi (anche mobiliari), dei fallimenti, delle procedure di concordato preventivo, delle modifiche delle condizioni patrimoniali nelle separazioni personali dei coniugi, dei decreti ingiuntivi e dei licenziamenti con il 'rito Fornero'". Quanto alle cifre, le cause civili smaltite negli ultimi anni hanno un andamento "da considerarsi statisticamente costante", pari al giugno 2013 a 4.554.038 fascicoli eliminati. Il dato, "associato alla tendenziale riduzione delle sopravvenienze" attestate su 4.348.902 nuove liti instaurate che nell'ultimo anno hanno registrato un aumento seppur modesto nei tribunali, "ha dato luogo alla riduzione dei procedimenti pendenti", pari a 5.257.693 cause in attesa di trattazione, con un calo del 4% rispetto all'anno 2012. Santacroce lancia poi l'allarme per l'escalation di furti in appartamento mentre diminuiscono, "malgrado le enfatizzazioni giornalistiche, gli omicidi, che registrano il più basso tasso di frequenza nella storia d'Italia degli ultimi 150 anni". Per quanto riguarda invece la giustizia penale, il settore "non presenta un quadro di criticità accentuato rispetto a quello degli anni scorsi, anche se non si registrano significativi miglioramenti nella durata dei procedimenti".

"Gli ultimi dati rilevano che allo scorso 30 giugno, erano iscritti 3.333.543 procedimenti contro autori noti, con un aumento dell'1,8% rispetto al periodo precedente. I procedimenti definiti sono lievemente aumentati (3.195.664) ed è salita pure la pendenza (3.237.258). In merito ai tempi, Santacroce osserva che "continua la tendenza alla riduzione dei tempi medi per le corti di appello (da 899 a 844 giorni), che sono tempi ancora troppo distanti dal parametro di due anni indicato dalla Corte di Strasburgo". Nell'ultimo anno, rileva Santacroce, "la durata media dei procedimenti penali, dalla iscrizione della notizia di reato fino alla sentenza definitiva, è stata di circa cinque anni". "Non sono perciò giustificate espressioni come collasso o sfascio o stato comatoso di una giustizia indistintamente evocata: termini che paiono oggettivamente mistificatori della situazione che caratterizza il settore penale", conclude.

ANSA