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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/01/2014  -  stampato il 03/12/2016


Sanremo, pentito sotto processo per aver aggredito agente di Polizia Penitenziaria

Un pentito sotto processo per aver aggredito un poliziotto penitenziario «colpevole» di averlo redarguito sul fatto che l’ora d’aria era finita e doveva tornare in cella. È una brutta storia quella che emerge dall’aula del tribunale di Imperia dove il collaboratore di giustizia, ex camorrista, è accusato di di lesioni aggravate. Già, perchè quel giorno, raggiunto da una pioggia di calci e pugni, Antonio Palmisano, agente di Polizia Penitenziaria al carcere di Valle Armea a Sanremo, era stato costretto a ricorrere alle cure mediche dell’ospedale e il referto alla fine era stato addirittura di 42 giorni di prognosi.
Si trattò di una selvaggia aggressione, con due altri collaboratori tenuti a freno da un collega di
Palmisano mentre il terzo scatenava la sua ira. Un agente giovane e appena arrivato, la vittima, oggi parte civile nel processo con l’avvocato Mario Ventimiglia, che si era sentito rivolgere frasi del genere «Sei un pisciaturo (un pitale ndr.) - qui comandiamo noi, tu sei giovane non conti niente». Al dibattimento, ripreso ieri mattina davanti al giudice Maria Grazia Leopardi dopo la sospensione del ruolo dovuta al decesso del giudice Purpura, ieri è stato ascoltato proprio Antonio Palmisano e poi altri testimoni tra cui un collaboratore di giustizia che aveva «assistito» all’aggressione da un’altra cella. Lo scenario delineato agli atti e non solo da parte della difesa è legato ad un comportamento «istigatore» dell’agente di Polizia Penitenziaria (atteggiamento del quale non esistono riscontri documentali).
Il processo è stato aggiornato al 4 aprile quando ad essere ascoltato sarà il pentito-imputato. Dopo l’episodio il collaboratore di giustizia era stato allontanato dal penitenziario di Sanremo. Il carcere matuziano ha visto una «riconversione» della struttura che era destinata ad ospitare i detenuti ammalati di Aids in un «braccio-collaboratori» dove la custodia sarebbe decisamente «attenutata» con, ad esempio, le porte delle celle che rimangono sempre aperte.

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