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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/01/2014  -  stampato il 09/12/2016


Il Sappe prende la parola all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Genova

L’ultimo evento critico in un carcere è accaduto giovedì mattina, dove un detenuto nordafricano, un marocchino appellante per il reato di omicidio ristretto nella I Sezione del carcere di Marassi, ha prima dichiarato lo sciopero della fame e si è poi completamento cucito la bocca con del fil di ferro. E’ il terzo caso accaduto in pochi giorni nel carcere di Genova (che ha visto protagonisti tutti detenuti stranieri) e ne ha dato notizia Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario che si è tenuta oggi a Genova.

Martinelli, che ha preso la parola nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia genovese, ha tra l’altro sottolineato come “oggi in Liguria ci sono più detenuti in Liguria che nel dicembre 2010: il 31 dicembre 2010 erano 1.675 e lo scorso 31 dicembre 2013, nonostante tre leggi cosiddette ‘svuota-carceri’ dal 2010 a oggi, i detenuti erano 1.703”. Sempre alta la percentuale di detenuti tossicodipendenti in Liguria (quasi il 29% dei presenti rispetto alla media nazionale del 22%) e quella degli stranieri (non meno del 50% e fino ad arrivare al 65% di Marassi). Bassissima è la percentuale di coloro che lavorano durante la detenzione: il 15%, prevalentemente poche ore al giorno e in servizi interni d’istituto.

“Perché non impiegare i detenuti per il recupero del patrimonio ambientale ligure, per la pulizia delle spiagge, dei sentieri, dei giardini e degli alvei dei fiumi?”, si è chiesto il sindacalista dei Baschi Azzurri, che ha valorizzato il lavoro dei poliziotti penitenziari. “Svolgiamo quotidianamente il servizio in carcere con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l'esasperante sovraffollamento. E negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 16mila tentati suicidi ed impedito che quasi 113mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.

In conclusione, per il SAPPE quel che serve per superare l’emergenza penitenziaria sono “vere riforme strutturali sull'esecuzione della pena: lavoro in carcere per i detenuti, espulsioni degli stranieri, detenzione in comunità per i tossicodipendenti ed alcooldipendenti che hanno commesso reato in relazione al loro stato di dipendenza.”

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