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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/01/2014  -  stampato il 22/07/2017


Strani attentati al personale della Ditta che nel carcere di Bollate ripara i telefonini

Il motivo di vanto (quell'impegno nel "sociale" pubblicizzato sul sito internet) è il punto debole. La zona d'ombra dove cercare le ragioni di tre agguati. Prima del dipendente al quale venerdì sera hanno sparato a Cusano Milanino, la Sst ha avuto (ottobre 2012, via Cristina Belgioioso a Milano) un altro lavoratore accoltellato e (gennaio 2013, viale delle Industrie a Monza) un altro ancora colpito da un proiettile. Le tre vittime sempre erano sole, in strada; e nei tre casi mai s'è trovato un responsabile.

Da sei anni, grazie a un protocollo firmato con il ministero della Giustizia, la Sst, una società con base a Roma e uffici a Vimercate e Bellusco, ha un piano di sviluppo importante, clienti di peso e un laboratorio di prestigio. Coinvolgendo gli istituti di pena, la Sst ripara telefonini soprattutto per il colosso Samsung e lo fa con una trentina di detenuti nel carcere-modello di Bollate, orgoglio dell'amministrazione penitenziaria e di Milano.

A volte però anche le realtà esemplari incappano, loro malgrado, in qualche problema. Per esempio si viene a sapere, ma naturalmente potrebbe essere solo una coincidenza, che a questo laboratorio di cellulari di Bollate è stata associata una storia di telefonini clonati. Il numero di un apparecchio che compariva di notte nel luogo di una rapina a Roma, era stato agganciato nemmeno quattro ore dopo all'interno dell'istituto. Difficile, senza aereo, coprire la distanza in così poco tempo, anche andando in macchina e assai veloce. Infatti i due telefonini erano due cose fisicamente diverse. Peccato avessero il medesimo Imei, il codice che identifica univocamente un apparecchio mobile. Il telefonino romano era un Samsung riparato; quello di Bollate un cellulare assemblato e dato dai carcerati a una guardia penitenziaria. Nella riparazione e nell'assemblaggio potrebbe esser stato copiato l'Imei.

Eppure non c'erano stati insistiti approfondimenti d'indagine. Ora sarà certo più difficile lasciar cadere nel vuoto tre tentati omicidi contro personale della stessa azienda. E avranno forse meno margine, i responsabili della ditta, nel tacere e minimizzare. Il ferito di via Cristina Belgioioso aveva ripetuto di non avere idea di chi potesse prendersela con lui; l'uomo gambizzato a Monza aveva scosso la testa all'infinito, "ero fermo in coda in auto, il vetro del finestrino è esploso... non ho mai ricevuto minacce... La verità è che non so nulla"; quanto all'ultimo dipendente nel mirino, idem come sopra. A loro dire, sarebbero stati sbagli di persona.

Hanno finora indagato polizia e carabinieri. L'episodio di Cusano Milanino è gestito dall'Arma. I militari non si sbilanciano su nessuna pista. La Sst, a Bollate, paga i dipendenti anche 1.200 euro al mese, e son sempre soldi, a maggior ragione per un detenuto che può inviare il denaro alla famiglia, pagarci l'avvocato, preparare il gruzzolo per l'uscita di cella.

La postazione della Sst insomma rende e conviene. La società avrebbe ricevuto (e disatteso) pressioni da parte di carcerati e clan? Ma se sì, per quale motivo non denunciarlo mai apertamente? Oppure la Sst s'è cacciata in qualche guaio per una libera interpretazione dell'incarico da parte di uno dei trenta detenuti del laboratorio? L'episodio dei cellulari clonati, sempre se davvero collegato col carcere, potrebbe non esser stato un caso isolato ma nascondere un intreccio di accordi sottobanco? Il triangolo ministero di Giustizia-Sst-Bollate ha commesse per altri grandi marchi, tipo Alcatel. La Sst è nata nel 2004, ha cominciato l'attività nel 2007, conta 112 dipendenti e non presenta debiti. Maneggiando telefonini, i detenuti potrebbero aver accesso a molti dati personali in tutt'Italia.

Corriere della Sera