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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/01/2014  -  stampato il 02/12/2016


Sorpresi a dormire durante il turno di notte: quattro Poliziotti sotto inchiesta a Verziano

A processo perchè sorpresi a dormire tutti insieme durante il turno notturno di lavoro. Grattacapi giudiziari per la Polizia Penitenziaria di Verziano. Quattro agenti, un sovrintendente e tre assistenti capo ieri sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di abbandono del posto di lavoro, una violazione della legge 121 del primo aprile 1981 per cui rischiano 4 anni di carcere. Con in più le aggravanti di aver interrotto il servizio e commesso il reato in compagnia. Il dibattimento inizierà il 7 aprile 2016.

La vicenda è venuta alla luce in primavera quando sul tavolo della Procura è arrivata una relazione di un Commissario di Polizia Penitenziaria. Una denuncia inviata in copia anche al Provveditorato, nella quale veniva posta in luce una situazione di irregolarità collettiva registrata a Verziano la notte del 14 maggio nel corso di una ispezione a sorpresa. A innescare il controllo, sostengono gli inquirenti, sarebbe stato un detenuto insonne, stufo di non potersi addormentare per i sibili di un russamento che provenivano dall’esterno della sua cella.
 
Infastidito per il rumore, l’uomo avrebbe chiesto lumi e nella casa di reclusione è scattato un blitz alle quattro del mattino. Risultato: stando a quanto constatato dal commissario, le addette alla sorveglianza del reparto femminile erano vigili e regolarmente operative mentre il personale del settore maschile pareva colto da una misteriosa narcolessia di gruppo. L’addetto alla portineria e il collega del primo e del secondo piano dormivano sdraiati su un giaciglio di fortuna allestito su una scrivania, è la denuncia.
 Un terzo poliziotto pare invece si fosse ritirato in una stanza esterna alla sezione da sorvegliare e un quarto addirittura che fosse tornato a casa propria.
 
Per il pm Ambrogio Cassiani i poliziotti hanno abbandonato il posto di lavoro e il servizio «violando le più elementari disposizioni generali inerenti al delicato incarico di sorveglianza dei detenuti e della struttura carceraria, di fatto interrompendo il servizio di sorveglianza stesso». Ma la difesa, che sospetta «una ricostruzione dei fatti partigiana e approssimativa, volta forse a operare una pulizia interna», attacca: «Queste sono persone con alle spalle 30 anni di onorata carriera, gente che lavora con turni massacranti da fonderia, non sono loro le mele marce — stigmatizza l’avvocato Luca Zuppelli —. Se qualcosa non è andato come doveva bastava una sanzione amministrativa». 
 
 
Il Giorno