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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/01/2014  -  stampato il 13/12/2017


Detenuto morto dopo uno sciopero della fame nel carcere di Lecce: Gip archivia inchiesta

 

Il gip presso il tribunale di Lecce, Annalisa De Benedictis, ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta a carico di 18 medici in servizio presso il carcere di Borgo San Nicola, indagati per omicidio colposo in relazione alla morte di un detenuto albanese, Cristian Virgil Pop, avvenuta il 13 maggio 2012, in seguito a un prolungato sciopero della fame.

L’archiviazione era stata sollecitata dal sostituto procuratore Carmen Ruggiero, che ha ritenuto infondata la notizia di reato, dopo aver esaminato tutta la documentazione sanitaria relativa alla vittima e la relazione sulle cure somministrate firmata dai consulenti tecnici d’ufficio. Pop – stando a quanto ricostruito – si trovava nel carcere di Lecce dall’ottobre 2011, per scontare una condanna a 21 anni di reclusione e aveva effettuato ripetuti scioperi della fame, rendendosi protagonista anche di aggressioni contro il personale medico e la Polizia Penitenziaria, nonché di atti di autolesionismo. A Lecce, nello specifico, aveva più volte rifiutato il cibo, per periodi piuttosto lunghi, iniziando l’ ultimo sciopero il 13 maggio 2012.

Il 10 maggio poi era stato ricoverato d’ urgenza all’ospedale “Vito Fazzi” e il giorno successivo era morto a causa della denutrizione. Le indagini hanno consentito di verificare che le condotte diagnostico-terapeutiche a cui Pop era stato sottoposto nel penitenziario erano conformi alla legge e “tempestive”, che il detenuto era stato sottoposto anche a visite psichiatriche e che lo stesso aveva rivelato di voler raggiungere una condizione di denutrizione per indurre i magistrati di sorveglianza a rivedere il suo caso. I medici – scrive il pm nella richiesta di archiviazione – lo hanno ripetutamente informato dei pericoli della sua condotta e hanno disposto il trasferimento in ospedale ogni volta che è stato male.

Secondo i consulenti della Procura, i sanitari “sono tenuti ad assistere la persona che consapevolmente rifiutava di nutrirsi ma non potevano in alcun modo assumere iniziative coattive di nutrizione artificiale”. Non potevano, secondo il pm, costringere Pop a mangiare nè nutrirlo artificialmente, per questo motivo non possono essere ritenuti responsabili della sua morte.

 

fonte Paesenuovo