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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/01/2014  -  stampato il 10/12/2016


Trattativa Stato-mafia, Scarantino: Di Maggio e il Generale Mori favorevoli alla trattativa

Non fu, con tutta probabilità, un semplice testimone. Nel '93, quando lavorava con Liliana Ferraro all'Ufficio studi degli Affari penali di via Arenula, Loris D'Ambrosio potrebbe aver avuto un ruolo, anche se inconsapevole, nelle manovre che portarono alla nomina di Francesco Di Maggio ai vertici del Dap, l'ufficio chiamato a gestire il 41bis, nell'ambito del dialogo tra Stato e mafia. 

Servizio Pubblico è venuto in possesso degli audio originali delle telefonate intercettate tra Loris D’Ambrosio, l’allora consigliere giuridico del presidente Napolitano, e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, telefonate che hanno scatenato il conflitto istituzionale tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Nell’inchiesta finirono anche 4 intercettazioni di telefonate tra Mancino e il Presidente Napolitano, poi distrutte per decisione della Corte Costituzionale.
 
“Io credo che all’epoca ci fossero due scuole di pensiero. Una era per l’alleggerimento del 41 bis: Parisi, Scalfaro e compagnia. L’altra per i colloqui investigativi un po’ sconsiderati: Di Maggio, Mori e compagnia”. Nel secondo audio esclusivo delle telefonate tra Mancino e D’Ambrosio, il consulente giuridico di Napolitano spiega che nel 1993, all’indomani delle stragi di mafia, ai più alti livelli istituzionali si consumò uno scontro tra due opposte strategie antimafia. Da una parte il Presidente della Repubblica dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro e il capo della Polizia Vincenzo Parisi, favorevoli a un alleggerimento del 41 bis, il carcere duro per i mafiosi. Dall’altra il vice capo del Dap Francesco Di Maggio e il colonnello dei Ros Mario Mori, che spingevano per consentire agli investigatori un più facile accesso nelle carceri per trattare con i detenuti mafiosi.
 
Fonte Il fatto quotidiano