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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/01/2014  -  stampato il 09/12/2016


Spaccio nel carcere di Sassari: dichiarazioni di pentito rivelano collusioni tra poliziotti e detenuti

Negli scritti di Giuseppe Bigella (il reoconfesso del delitto Erittu che rivelò i retroscena dello spaccio di droga in carcere) erano contenuti tutti i dettagli sul “movimento” della droga. «Facemmo un’analisi degli scritti di Bigella – ha raccontato ieri l’allora capitano del nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Sassari, Livio Rocchi – Veniva descritta l’attività di spaccio in carcere.

Bigella spiegava perché quella droga era lì, chi l’aveva commissionata e chi ne faceva uso». Un resoconto dettagliato, insomma, che agli investigatori è servito per capire alcune dinamiche.

E siccome il pentito era considerato attendibile, le sue rivelazioni, scritte e verbali, fecero partire l’inchiesta sul traffico di droga all’interno del carcere. Così, in una delle ultime udienze, aveva riferito ai giudici del collegio presieduto da Salvatore Marinaro, il direttore del carcere Patrizia Incollu. Ieri c’è stata una nuova udienza del processo scaturito dalla maxi-inchiesta «Casanza» sulla droga che sarebbe circolata a San Sebastiano, fino al 2008. Giuseppe Bigella – teste chiave anche nel processo sulla morte del detenuto sassarese Marco Erittu – aveva parlato di spaccio e connivenze tra detenuti e alcuni agenti.

E aveva dato il via all’inchiesta che vede Pino Vandi come figura chiave dello spaccio. Poi erano arrivati gli altri collaboratori di giustizia, Pasquale Cozzolino e Giovanni Brancaccio, a confermare in gran parte le sue dichiarazioni. E ancora, intercettazioni, ambientali e telefoniche, e le indagini affidate al nucleo di Polizia Penitenziaria. Bigella aveva ottenuto all’interno del carcere la mansione di «scrivano» che gli consentiva di muoversi con libertà tra un braccio e l’altro. «Le sue informazioni – aveva detto la Incollu – consentirono di effettuare diversi sequestri di sostanze stupefacenti».

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