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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/07/2010  -  stampato il 05/12/2016


Rieti: il nuovo carcere rimane quasi inutilizzato per mancanza di personale

“Solo 1/3 scarso del carcere funziona. Il restante rimane inutilizzato. Tutta colpa della carenza di personale”. Annunziata Passannante, direttrice del carcere di Rieti, sceglie Affaritaliani.it, per denunciare il paradosso della struttura laziale, attualmente utilizzata a meno di 1/3 delle sue capacità. E mentre a soli 81 km di distanza le carceri romane rischiano il collasso, a causa del sovraffollamento, a Rieti si parla di interi reparti deserti perché mai abitati, nonostante siano dotati di attrezzature completamente nuove.

Direttrice, il suo è un carcere all’avanguardia per oltre 400 detenuti. Invece sono stati attivati solo 78 posti, già sovraffollati da oltre 100 detenuti. I conti non tornano…
Purtroppo funziona solo un braccio sui tre disponibili e questo perché non c’è abbastanza personale. L’organico previsto è pari a 277 uomini. Noi ne abbiamo solo 93.

Perchè?
E’ un problema che riguarda un pò l’intero Paese. Riguarda tutta l’amministrazione penitenziaria. Mancano, in tutta Italia, 6mila uomini all’appello.

A chi attribuisce questa carenza?
Ai tagli, che non sono indifferenti. Veda quelli dell’ultimo decreto. Voglio spiegarle meglio il nostro caso. Qui da noi manca personale sia del comparto sicurezza, che del comparto ministeri. Questo significa che mancano sia i poliziotti che gli amministrativi. E i tagli hanno peggiorato la situazione. Sul personale amministrativo per esempio, sono previste 35 unità, mentre noi non ne abbiamo neanche 10. La situazione è drammatica. Dovrebbe esserci un vicedirettore ed invece ci sono solo io.

Si parla di stanze, cucine e palestre nascoste sotto un velo di cellofan e dita di polvere…
Si, sono tutte stanze completamente arredate, ma inaccessibili a causa della carenza di personale. Se mandiamo 50 detenuti in palestra qualcuno dovrà pur controllarli.

E’ emergenza suicidi fra i detenuti. Non crede possa, in alcuni casi, essere diretto frutto del sovraffollamento?
Si, è ovviamente legato al sovraffollamento che sfocia in una situazione di invivibilità nelle carceri E’ ovvio che se non ha garantito il minimo spazio vitale, il detenuto viene preso dalla depressione o dalle altre malattie di tipo psicosomatico. Consideriamo poi che un terzo della popolazione detenuta è in attesa di giudizio e questa è una situazione che incide tantissimo. Credo che sia necessaria una riforma del sistema carcerario e con essa una riforma del sistema giustizia, al fine di garantire maggiore celerità ai processi.

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