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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/02/2014  -  stampato il 11/12/2016


Cosa rischia chi non si ferma all’alt intimato dall’agente

La norma. L’art. 192 Cds fa obbligo, a quanti circolino sulle strade, di arrestarsi all’invito formulato dai funzionari, dagli ufficiali e dagli agenti a cui spetta l’espletamento dei servizi di polizia stradale, quando siano in uniforme o risultassero muniti dell’apposito segnale distintivo. In via principale, i doveri in questione (art. 1) competono alla specialità “Polizia stradale” della Polizia di Stato. Quindi alla Polizia di Stato; all’Arma dei Carabinieri; al Corpo della Guardia di finanza; ai Corpi e Servizi di Polizia provinciale e municipale, nell’àmbito del territorio di competenza; ai funzionari del Ministero dell’interno addetti ai servizi di polizia stradale; ai Corpi di Polizia Penitenziaria e forestale in relazione ai compiti d’istituto ed ai rimanenti ufficiali ed agenti di Polizia giudiziaria precisati nell’art. 57, cc. 1 e 2, del Codice di procedura penale.

Da ultimo, purché abbiano superato l’esame di qualificazione in materia di disciplina della circolazione stradale stabilito dal Regolamento di esecuzione e di attuazione, questi compiti sono ascritti anche al personale dell’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale dell’Amministrazione centrale e periferica del Ministero delle infrastrutture; a quello del Dipartimento dei trasporti terrestri, al personale dell’ANAS e degli Uffici competenti in materia di viabilità delle Regioni, delle Province e dei Comuni (limitatamente alle violazioni commesse sulle strade di proprietà degli Enti da cui dipendono); ai dipendenti dello Stato, delle Province e dei Comuni aventi la qualifica di cantoniere, al personale delle Ferrovie nell’esercizio delle proprie funzioni di vigilanza e limitatamente alle violazioni commesse nell’àmbito dei passaggi a livello, ai militari del Corpo delle Capitanerie di porto nell’ambito delle aree di pertinenza.

Chi non si fosse fermato all’alt, regolarmente impartito, sarebbe soggetto alla sanzione di cui all’art. 192 Cds per cui non è ammesso il pagamento in misura ridotta. Perciò, alla contestazione, conseguirebbe l’ordinanza-ingiunzione del Prefetto, con la determinazione dell’entità della sanzione, fissata tra il minimo e il massimo edittale, secondo i principi dell’art. 195.

Tutto ciò posto, per meglio comprendere gli assunti, delineeremo di seguito una ipotesi di scuola; e segnatamente quella di un trasgressore che abbia lamentato di non aver percepito alcun invito ed accusato, proprio per questo, dall’Amministrazione convenuta in giudizio di avere dimostrato una scarsa diligenza nella guida.

Il fatto. Il conducente di un veicolo viene reso destinatario della violazione dell’art. 192 del dlgs n. 285 del 1992 per non avere ottemperato all’invito rivoltogli da un agente in uniforme che gli aveva intimato l’alt nei modi regolamentari. Però, in sede di opposizione il ricorrente lamenta di non essere stato fermato; e sostiene che questa circostanza avrebbe reso concreto un motivo di palese illegittimità del verbale notificato, tanto più perché in esso non era manco stata precisata la sanzione. In sostanza non vi sarebbe stata prova della violazione, in quanto il conducente non aveva visto alcun agente intimargli l’alt.

Per quel che concerne il primo motivo di doglianza, appare evidente che la causa dell’impossibilità di procedere alla contestazione risieda nella tipologia stessa della violazione accertata, ragion per cui si assume il fatto che il conducente del veicolo non si è fermato all’invito rivolto dall’agente in uniforme. Che poi non sia stato indicato l’importo della sanzione, ciò è stato dovuto alla previsione dell’art. 202 che non ammette di potere pagare in misura ridotta nel caso in cui il conducente non si sia fermato all’alt impartito nei modi regolamentari, in violazione dell’art. 192, dal momento che l’importo dell’oblazione deve essere determinato dall’Autorità prefettizia tramite l’emanazione di una ordinanza-ingiunzione. Perciò, soltanto dopo la notifica di questo provvedimento, il trasgressore potrà effettuare il pagamento della somma, ingiunta tra il minimo e il massimo edittale, secondo quanto stabilito dall’art. 195.

Conclusioni. Infine, quanto al fatto lamentato della carenza di indicazione del luogo esatto in cui si sarebbe trovato l’agente, posto in relazione alla possibilità del trasgressore di percepire l’intimazione, la doglianza sarebbe facilmente superabile, oltre che con le stesse ulteriori deduzioni del Pubblico ufficiale, dai contenuti del verbale notificato, laddove si fa riferimento alla circostanza che il conducente del veicolo non si era fermato all’invito rivoltogli dall’agente in uniforme. Le stesse modalità di accertamento della violazione palesano il fatto che l’agente ha ritenuto che il suo invito doveva necessariamente essere percepito dal conducente, che ha sempre l’obbligo di prestare attenzione - durante la guida - a tutti gli eventi che si verifichino sulla strada, usando la comune diligenza, con la conseguenza che non potrebbe giammai giustificare un comportamento distratto di tal fatta.

In tal senso vale la pena ricordare che il verbale, redatto dal pubblico ufficiale, fa piena prova fino a querela di falso dei fatti avvenuti in sua presenza; e, nello stesso senso, debbono essere considerate le ulteriori deduzioni allegate al ricorso. Cosicché, per tutto quanto sopra posto, l’Autorità amministrativa o giurisdizionale adìta non potrebbe che concludere per la correttezza dei contenuti del verbale, rigettando la richiesta di riesame depositata dalla parte.

Primonumero.