www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/02/2014  -  stampato il 03/12/2016


Decreto svuota carceri: per il Procuratore Caselli "non risolve il problema della giustizia"

 

Da quando il Presidente della Repubblica ha richiamato l’attenzione di tutti sul problema delle carceri, le luci dei riflettori si sono accese sulla vergogna del trattamento inflitto ai detenuti. Molti, e in primis il ministro della Giustizia, sottolineano la necessità d’impedire che scatti la «mannaia» della sentenza emessa nel gennaio 2013 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, sospesa fino a maggio 2014 per consentirci di rimediare al sovraffollamento nelle carceri. La Corte però ci impone comportamenti civili ma non ci obbliga a far uscire dal carcere una massa di delinquenti.

 

CASELLI – Come ha rilevato giustamente anche l’ex procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, se siamo arrivati a questo drammatico punto di non ritorno è perché è mancato un progetto globale che preveda, tra l’altro, un’effettiva separazione fra imputati e condannati, concrete misure di risocializzazione, il rilancio delle misure alternative, l’estensione del lavoro penitenziario da poche realtà (tipo Milano-Opera e Padova) alle altre carceri. Nel periodo in cui sono stato prefetto di Padova ho conosciuto molto bene quel penitenziario, che è sicuramente all’avanguardia.

CARENZE – E non sono neppure molto fondate le solite storielle sulla penuria di locali e di effettivi di Polizia Penitenziaria che ci hanno propinato finora. Caselli ricorda che il rapporto numerico fra detenuti e popolazione del nostro Paese non si discosta molto dalla media della Ue. Abbiamo il miglior rapporto europeo fra detenuti e poliziotti penitenziari. Ottimo è anche il rapporto fra cubatura totale degli edifici penitenziari e metratura che conseguentemente potrebbe essere destinata ai detenuti.

SOVRAFFOLLAMENTO – Francamente, a fronte di questi dati, è paradossale che si parli ciclicamente di insufficienza degli organici della Polizia Penitenziaria chiedendo sempre nuove assunzioni (si noti che l’88% delle spese dell’amministrazione penitenziaria è assorbito dal personale), fino al caso dei 120 neo vicecommissari da un anno pagati ma rimasti senza incarico. Così come è paradossale che possa verificarsi un sovraffollamento di dimensioni tali da causare la pesante condanna europea.

PROGETTO – Manca ed è mancato anche in passato un progetto globale d’intervento che è l’esatto contrario delle misure ispirate a logiche emergenziali, come il decreto svuota carceri. Il testo è stato approvato adesso dalla Camera perché il governo ha posto la fiducia, superando così la tenace opposizione dei parlamentari del Movimento 5 Stelle e della lega Nord. Il ministero della Giustizia e i sostenitori del decreto citato affermano che esso non mette a rischio la sicurezza dei cittadini. Di diversa opinione credo che siano i tanti italiani che hanno trovato le case svaligiate (ben 140.000 denunce in un anno). Molti ritengono che, com’è avvenuto in passato, la maggior parte dei rilasciati torneranno a delinquere e che anche i costosi braccialetti elettronici della Telecom e altri espedienti dissuasivi non eviteranno questa triste realtà. Aggiungiamo inoltre che buona parte dei misfatti, dai furti agli omicidi, restano impuniti.

RIMEDIO – Il rimedio potrebbe trovarsi con l’approvazione di riforme strutturali, con una giustizia più veloce che riduca il cospicuo numero di detenuti in attesa di giudizio. Dovremo pur trovare soluzioni che ci consentano, come negli altri paesi civili, di uscire dall’emergenza senza spalancare sempre le porte delle prigioni. Non è accettabile che siano trattati in modo disumano i detenuti, ma è necessario tutelare anche i diritti dei cittadini che subiscono gli effetti negativi delle politiche buoniste e di liberazioni e permessi concessi con manica larga. Ne abbiamo avuto esempi eclatanti anche negli ultimi tempi.

Il governo Letta è in carica da quasi un anno, la Guardasigilli parla continuamente di riforme e preannuncia soluzioni dei problemi che affliggono la giustizia. È ora di passare dalle chiacchiere alle realizzazioni concrete. Si dibatte sul futuro dell’esecutivo, su rimpasti, su un Letta-bis o su un nuovo governo guidato da Matteo Renzi. Sembra che si voglia porre fine all’attuale situazione di stallo politico. Si legge che dalla compagine governativa potrebbero sparire i ministri chiacchierati e i tecnici superstiti. Oppure che sarà un governo nuovo di zecca con uomini e donne di fiducia del segretario Pd. Tutte buone intenzioni, per carità, ma sbrighiamoci a porre mano alle riforme utili e necessarie. Fate presto, l’Italia non può e non vuole attendere oltre.

Firenzepost