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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/02/2014  -  stampato il 10/12/2016


Piano Carceri: ecco come il Prefetto Sinesio vuole evitare infiltrazioni mafiose nei lavori

19 strutture da Trapani a Bolzano. "Un modello strategico nazionale per non lavorare più per spot". Il commissario Sinesio lavora ad un sistema per evitare infiltrazioni mafiose.
Nel dicembre scorso, quando una operazione antimafia ha dato un duro colpo al clan di Matteo Messina Denaro, fra gli arrestati c'erano due insospettabili, Giuseppe Marino e Salvatore Torcivia, ingegneri del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria di Palermo, accusati di avere intascato mazzette per favorire una ditta di mafia, la Spe.Fra., nei lavori di ristrutturazione del carcere palermitano dell'Ucciardone.
L'episodio dà la misura di quanto sia impegnativo il compito del prefetto Angelo Sinesio, commissario al piano carceri, nella messa a punto dei filtri e del monitoraggio per evitare l'infiltrazione della criminalità organizzata negli appalti e nei subappalti. Angelo Sinesio ha partecipato, ieri, al congresso Fillea della provincia de L'Aquila, nella Casa di reclusione di Sulmona, perché ci tiene al rapporto con i sindacati e allo screening che può venire dal mondo del lavoro nei cantieri.
Il controllo dei flussi di manodopera e dei materiali che entrano nel cantieri, il rispetto dei contratti, della sicurezza, buste paga in regola, rispetto della qualificazione professionale (impiantisti, carpentieri, elettricisti diventano spesso semplici manovali) sono tutti strumenti che salvaguardano i diritti dei lavoratori ma sono anche notizie che, trasmessi in anticipo e inseriti in una banca dati, spiega il segretario di Fillea Cgil provinciale, possono rivelare una patologia nel cantiere, "i protocolli elaborati per il piano carceri possono migliorare anche la ricostruzione nel cratere del sisma aquilano".
"Il lavoro nero e irregolare - sostiene il prefetto Sinesio - è reato antecedente quello di mafia". Il piano carceri, 19 strutture da Trapani a Bolzano, è una cosa importante sia sul versante delle condizioni di vita nelle carceri per i detenuti e per la Polizia Penitenziaria (anche se fra gli addetti circola la preoccupazione che, se agli ampliamenti non corrisponderà la quantità adeguata di personale, sarà lavoro in più), sia sul versante del lavoro: si calcola infatti che saranno 12.000 i nuovi posti creati. Quello a cui lavora Sinesio (che non ha accettato compensi come commissario, "ho lo stipendio da prefetto"), è un "modello strategico nazionale" perché non bisogna "lavorare a spot, costruendo là dove il politico di turno trova i soldi ma bisogna fare dove serve".
Dunque spazi che consentano la socialità che è il presupposto di un trattamento umano e di reinserimento omogenei su tutto il territorio. La tipologia unica ha il vantaggio non secondario della verifica dei costi. E, su questo sindacati e prefetto- commissario sono d'accordo, c'è una riforma a costo zero per garantire la legalità e i diritti dei lavoratori: la tessera sanitaria come badge per entrare nel cantiere.
L'obiettivo è prevenire e accostare, in questo modo, l'Italia all'Europa perché, spiega Sinesio "i lavori si fermano sul contenzioso, con i ricorsi al Tar, alla Corte dei conti, all'autorità giudiziaria". L'obiettivo è superare la certificazione antimafia, le soglie che consentono di eludere, con i subappalti irregolari, con le false comunicazioni sociali, la concorrenza e le norme per i contratti con la Pubblica amministrazione.