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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/02/2014  -  stampato il 08/12/2016


Ministro Orlando: io alla Giustizia? Mamma mia che responsabilitÓ enorme

"Io ministro della Giustizia? Mamma mia, che responsabilità enorme. E' un fardello pesante, e lo so bene io che per tre anni, da responsabile Giustizia del Pd, ho girato per tutte le procure, i tribunali e le carceri italiane per ascoltare tutti, capire i problemi, trovare le soluzioni giuste", commenta Orlando. Il nuovo Guardasigilli spiega quindi che sarebbe voluto rimanere al ministero dell'Ambiente. "Lì stavo facendo bene, avevo un sacco di progetti in piedi", dice. "Avevo chiesto a Renzi di non essere spostato altrove". Come responsabile della Giustizia, aggiunge, "una cosa la farò subito: approvare la lista degli eco-reati".

"Grazie presidente". È un sorriso che lascia trasparire l'ironico ringraziamento per una "patata bollente" di cui avrebbe fatto volentieri a meno quello che il neo Guardasigilli Andrea Orlando sfodera dinanzi al Capo dello Stato.
"Stai tranquillo, devi stare tranquillo", è stata la risposta di Giorgio Napolitano. Il tutto sotto gli occhi dei signori Orlando, i genitori, venuti da La Spezia per non perdere la cerimonia del giuramento al Quirinale.

"Eh sì, mi aspettavo un incarico più tranquillo. Avrei avuto il piacere di continuare il lavoro cominciato all'Ambiente", confida a Maurizio Martina, anche lui fresco di giuramento. Il neo ministro dell'Agricoltura lo rassicura: "tanto la materia già la conosci".
Quei tre anni da ex responsabile Giustizia del Pd, nel periodo di maggiore impegno parlamentare per far fronte alle legge "ad personam" di Berlusconi, non sono trascorsi invano. Orlando se ne accorge appena arriva in Via Arenula, per ricevere le consegne dal ministro uscente Annamaria Cancellieri.

È lì, in quel salone affrescato dal Bargellini che ancora conserva la scrivania di Togliatti, che matura il convincimento sulle tre priorità: carceri, giustizia civile, efficienza organizzativa. Per oltre un'ora e mezza ha tenuto la prima riunione operativa con il capo di gabinetto, Renato Finocchi Ghersi, il capo del legislativo, Domenico Carcano, e i capi dipartimento del ministero. Ha voluto un report da tutti. Per partire con il piede sull'acceleratore in vista di luglio, mese indicato da Renzi per la riforma della giustizia.

"È in assoluto la prima da fare", andava ripetendo ieri Berlusconi puntando il dito contro la "giustizia politicizzata" che lo ha condannato in via definitiva per frode fiscale. Ma non è dalla separazione tra giudici e Pm che partirà Orlando. L'arretrato di circa 5 milioni di cause civili pesa sulla crescita del Pil per un punto percentuale all'anno. Occorre sfoltire. Il prossimo 30 giugno diventerà obbligatorio il processo civile telematico, ma non è detto che tutte le sedi siano pronte, seppure in un anno le comunicazioni telematiche hanno consentito un risparmio di circa 42 milioni di euro.

E poi l'efficienza. La riforma della geografia giudiziaria è partita, con la chiusura delle piccole sedi. Ma il blocco del turn over del personale amministrativo - che da 36mila unità calerà presto a 34mila - rischia di far rallentare i servizi. L'altra scadenza in vista è il 28 maggio, quando l'Italia dovrà dimostrare alla Corte di Strasburgo di aver adottato le riforme necessarie per risolvere l'emergenza sovraffollamento.

Anche il neo ministro Orlando, come il premier Renzi, punta su riforme strutturali e non su amnistia e indulto. La legge svuota carceri del governo Letta ha fatto calare i detenuti a 61mila, contro 47mila posti regolamentari. Ora Orlando dovrà seguire da vicino altri due ddl: quello al Senato per limitare il ricorso alla custodia cautelare e l'altro sulla messa in prova, in terza lettura alla Camera.

Il Messaggero