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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/02/2014  -  stampato il 08/12/2016


Incontro tra Orlando e Gratteri al Ministero della Giustizia: hanno discusso delle emergenze della Giustizia

Questa mattina a via Arenula si è svolto l'incontro tra il ministro della Giustizia e il pm antimafia. Molto probabilmente si è lavorato a un coinvolgimento del magistrato nell'esecutivo. Il ministro in carica ha incontra il ministro-ombra, colui che avrebbe dovuto/voluto essere al suo posto in via Arenula, almeno secondo lo schema Renzi-Delrio: il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.

Trasferito, suo malgrado, dall'Ambiente alla Giustizia, Orlando ha infatti contattato il pm antimafia domenica pomeriggio dopo che il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio aveva detto che "le porte di palazzo Chigi sono sempre aperte per un magistrato come Gratteri".

Ora, il problema non è certo Orlando e tanto meno Gratteri anche se incuriosisce la premura, quasi la necessità dell'incontro. Il punto è che questa faccenda della mancata nomina a ministro del magistrato continua ad alimentare polemiche e retro pensieri. Per non parlare delle reazioni indignate che affollano le mailing list delle toghe, soprattutto quelle legate alla sinistra. Le toghe in servizio si chiedono preoccupate perché mai "Renzi abbia voluto forzare così tanto la mano in favore di Gratteri". La preoccupazione aumenta visto che il governo insiste per coinvolgere in squadra il pm antimafia tanto che oggi il ministro lo incontra.

Gli appassionati del genere dicono che il suo vero sponsor è lo stesso Delrio fin dai tempi in cui era sindaco di Reggio Emilia e ha ospitato più volte il magistrato in occasione di celebrazioni e presentazioni di libri. E che Renzi poi si sarebbe infatuato del personaggio dopo una puntata di Presa diretta che nei fatti lanciava Gratteri-ministro con tanto di immancabile hashtag. È un fatto che venerdì scorso, prima di salire al Colle col suo nome, Gratteri abbia detto a Renzi e a Delrio: "Ok, accetto, ma guardate che succederà la fine del mondo". E i due, di rimando: "Non ti preoccupare, fai tu il ministro e avrai carta bianca".

Andrea Orlando è giovane ma abile, è uomo di mare (La Spezia) e ha imparato a galleggiare prima che a camminare. Negli ultimi giorni la riforma della giustizia è spuntata all'improvviso ed è stata collocata a giugno nel cronoprogramma del governo. Dopo lavoro, fisco, pubblica amministrazione. Cosa può succedere in tre mesi che non è potuto succedere in vent'anni?

Il tema è stato sicuramente al centro dell'incontro di oggi. Gratteri ha alcune idee chiare in proposito. E le ha scritte in un Rapporto di 400 pagine insieme con altri esperti, il pm Cantone, il professor Spangher, la tecnica della banca d'Italia Magda Bianco, Roberto Garofoli, la task force chiamata da Letta a palazzo Chigi per organizzare e migliorare la lotta alla criminalità e contro la corruzione. L'aggiunto di Reggio Calabria, ad esempio, vorrebbe tagliare le liste testi nei processi(le loro dichiarazioni vengono assunte una volta sola e non si ripetono).

Così come vorrebbe che tutte le notifiche avvenissero per posta elettronica. E che non fossero più previsti incarichi fuori ruolo per i magistrati. Da evitare anche il ministero. Sul fronte carcerario, Gratteri è convinto della bontà di aprire penitenziari nelle isole e rispedire a casa, all'estero, i detenuti stranieri.

Contro la corruzione e il crimine organizzato, la proposta prevede norme più veloci per sciogliere i comuni infiltrati dalle mafie. Ma anche lo scioglimento delle società partecipate se contaminate dalla mafia. Regole più efficaci anche per sequestrare e confiscare i beni dei mafiosi e riconsegnarli alla società civile il prima possibile. Finché possono produrre reddito e non quando sono già falliti. Oggi vedremo se il ministro Orlando accetterà un ministro-ombra al suo fianco, come consulente. O se il consulente andrà direttamente a palazzo Chigi.

L'Unità