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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/02/2014  -  stampato il 11/12/2016


Federico Perna, la perizia della Procura: nessuna lesione riconducibile a percosse

Nessuna lesione riconducibile a percosse: Federico Perna sarebbe stato tradito dal cuore. Secondo la Procura di Napoli questa è stata la causa del decesso del giovane di Pomezia, morto l’8 novembre 2013 nel carcere di Poggioreale e detenuto nonostante gravissime patologie come cirrosi epatica, epatite C, importante compromissione delle difese immunitarie e disturbi psichiatrici seri.

L’autopsia disposta dopo la denuncia presentata dalla madre Nobila Scafuro, afferma che la sua è stata una morte di origine cardiaca: va individuata “in quadro di severa e grave ischemia miocardica acuta”, si legge, secondaria a una occlusione trombotica cardiaca e “in un contesto di cardiopatia ischemica cronica”. In più, “ad horas si escludono percosse – spiega uno dei legali, Camillo Autieri – Ma la perizia dovrà ora essere analizzata dal nostro medico.

Dalle risultanze della perizia la causa mortis è dovuta all’occlusione di un’arteria, ma anche alla luce di questo aspetto stiamo formalizzando ulteriori quesiti da sottoporre al magistrato inquirente, per accertare le responsabilità. Siamo fiduciosi nella risposta del consulente per l’individuazione delle responsabilità penali”.

Una perizia, questa, che lascia diversi dubbi anche alla madre: dalla prima ora ha espresso molti laceranti timori di fronte al corpo pieno di segni e insanguinato del figlio, provato da numerose sofferenze. “Aveva la maglia insanguinata – rivela – Perché tutto quel sangue?” Dubbi tanto atroci da spingerla a diffondere le foto del suo cadavere. Di fronte a quelle immagini così drammatiche la madre si chiedeva, e ancora oggi si chiede se il figlio sia finito tra le botte.

Si chiedeva, e si chiede, se le sue malattie tanto gravi siano state adeguatamente curate. Si chiedeva – e continua a chiedersi – se il figlio Federico, che dal maledetto vizio dell’eroina era finito in un surreale ping pong tra carceri per cumulo di pene (rapine, furti, altri lievi reati) dovesse esserci, in carcere, viste le sofferenze psichiatriche e fisiche che da tempo pativa. O se piuttosto, non fosse incompatibile.

”Sono arrabbiata con il sistema giustizia – spiega la madre Nobila – bisogna far luce in queste carceri, i detenuti muoiono come mosche”. I legali promettono battaglia: “Abbiamo presentato un quesito supplementare sull’ incompatibilità con il regime carcerario, al quale il magistrato dovrà rispondere, e stiamo valutando di presentarne anche un altro”.

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