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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/02/2014  -  stampato il 04/12/2016


Timbri e certificati del carcere: infermiere assicurava assunzioni in Guardia di Finanza

Un (ex) infermiere del carcere di Santa Maria Maggiore è stato condannato per truffa pluri aggravata a un anno di reclusione (pena sospesa), per aver raggirato una decina di creduloni dai quali si faceva pagare 7-800 euro, in cambio del “nullaosta medico”, che - prometteva ai suoi incauti clienti - avrebbe loro aperto le porte di un posto di lavoro presso la Guardia di Finanza.

D.C., 40 anni, pensava di aver trovato un metodo facile facile per fare soldi: approfittare della fame di lavoro delle persone - della loro ingenuità, ma anche furberia nel pensare di potersi farsi strada e superare le selezioni, pagando - prospettando il modo per assicurarsi l’ingresso alla Guardia di Finanza, senza concorsi né esami, ma superando i test medico legali di prestanza fisica e sana e robusta costituzione.

L’infermiere dava loro appuntamento in una sorta di “ambulatorio mobile”, li sottoponeva ad una falsa visita e poi consegnava loro un (presunto) certificato medico, inviandoglielo a casa. Naturalmente dopo essersi fatto pagare per il servizio: circa 800 euro a testa, per ognuno dei dieci casi accertati dalla Procura.

A questo punto, però, D.C. aveva “strafatto”: la consegna dello pseudo nullaosta medico - reso più pomposo e “ufficiale” da sigilli con i timbri della casa circondariale di Santa Maria Maggiore, sottratti alla direzione - era, infatti, accompagnata da una lettera intestata alla Guardia di Finanza, con la quale si invitava l’aspirante finanziere a presentare un certo giorno, ad una certa ora, alla caserma delle Fiamme Gialle in via Costa, a Mestre.

È evidente che i finanzieri (quelli veri) in servizio si siano insospettiti all’arrivo di quelle persone convinte di poter vestire la divisa, facendo così partire l’indagine che nel giro di breve tempo ha portato all’individuazione dell’infermiere del carcere maschile di Venezia, che naturalmente ha subito perso il posto di lavoro.

È così scattata l’accusa di truffa pluriaggravata, che si è conclusa ieri in un’aula del Tribunale di Venezia, davanti al giudice monocratico Rocco Valeggia.

D.C. - assistito dall’avvocato Mauro Serpico - se l’è cavata con una condanna a un anno di reclusione, che non solo ovviamente non sconterà in carcere, ma che è stata anche sospesa. Naturalmente, però, è stato licenziato e non potrà fare ritorno al suo lavoro di infermiere all’interno del carcere di Santa Maria Maggiore.

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