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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/03/2014  -  stampato il 10/12/2016


Agente sospeso dal servizio: avrebbe favorito detenuti legati alla camorra

Sospeso per sei mesi dal servizio. Questa la decisione del gip Domenico Canosa nei confronti dell'agente della Polizia Penitenziaria del carcere di Teramo accusato di vari reati tra cui rivelazione di segreti, corruzione e spaccio di droga.

Il giudice ha quindi accolto la richiesta formulata dal titolare dell'indagine, il sostituto procuratore Luca Sciarretta, nei confronti di G. A. l'agente della Polizia Penitenziaria sospettato di avere favorito alcuni detenuti legati alla camorra, rivelando segreti d'ufficio che si potevamo rivelare utili ai detenuti e anche di avere fatto entrare stupefacenti all'interno del carcere in cambio di denaro.

Nell'indagine risulta coinvolto anche un medico teramano, accusato di avere rilasciato falsi certificati medici all'agente per consentirgli di fare dei periodi di assenza dal lavoro per malattia. Il medico è indagato, ma gli addebiti nei suoi confronti sarebbero limitati al falso e non sarebbe coinvolto nelle ipotesi di reato che invece vengono contestate all'agente.

Tra le quali vi è anche la violazione dell'articolo 390 del codice penale "procurata inosservanza della pena", che si concretizza quando si aiuta qualcuno a sottrarsi all'esecuzione della pena. Cosa avvenuta - sempre secondo le accuse - quando l'agente si sarebbe messo in contatto con un latitante pescarese, ricercato per scontare una condanna definitiva, che venne poi trovato e arrestato nel novembre 2011.

Secondo gli inquirenti G. A. avrebbe dunque saputo come rintracciare il latitante, ma si sarebbe ben guardato dall'avvisare i suoi colleghi o un altro organo di polizia giudiziaria per fare eseguire l'arresto, come sarebbe stato suo dovere fare in quanto agente della Polizia Penitenziaria. L'indagine sul suo conto nasce è una costola dei una più vasta inchiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Napoli su alcuni esponenti della camorra. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che alcuni di questi indagati - che poi sarebbero stati portati nel carcere teramano per scontare la pena - avevano contatti con G. A..

Di qui l'apertura di una fascicolo autonomo della procura di Teramo sul conto dell'agente della Polizia Penitenziaria, le cui mosse sono state seguite per lungo tempo anche attraverso nuove intercettazioni. E da queste sarebbe emerso che l'agente parlava con detenuti e loro familiari, rivelando in anticipo il trasferimento in altri carceri o facendogli sapere chi avrebbero trovato in cella e altre informazioni che sarebbero dovute rimanere riservate.

L'agente era stato interrogato la settimana scorsa dal gip, ma si era avvalso della facoltà di non rispondere: il giudice, dopo essersi riservato sulla decisione da prendere, ha poi accolto la richiesta di sospensione che ieri è stata notificata all'agente.

Il Centro