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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/03/2014  -  stampato il 05/12/2016


Agente a processo per omicidio colposo: detenuto si era impiccato con i lacci delle scarpe

Si è aperto ieri mattina il processo a carico dell'agente di Polizia Penitenziaria M. U. imputato di omicidio colposo per la morte - avvenuta il 18 luglio del 2010 - di un detenuto in una cella di San Sebastiano. La vittima si era impiccata con i lacci delle scarpe, poco prima uno specialista che lo aveva visitato aveva scritto nero su bianco: "Altissimo rischio di suicidio".

L'uomo, un artigiano, era stato arrestato per sospetti abusi sulla figlia. Un'accusa che non poteva accettare, un peso insopportabile. Inizialmente i familiari avevano pensato a un omicidio all'interno del braccio "promiscui" dell'ex penitenziario di via Roma. Invece secondo la procura della Repubblica il suicidio era stato "favorito" dalla "negligenza" di chi avrebbe dovuto controllare. Ecco perché sotto inchiesta era finito l'agente di Polizia Penitenziaria in servizio quel giorno: M. U.

Quest'ultimo, assistito dall'avvocato Sergio Milia, aveva ricevuto l'ordine di prestare un'attenzione particolare a quel detenuto, ma era arrivato nella sua cella quando ormai era troppo tardi. C'è da dire che quella domenica l'agente era solo in turno e non è quindi escluso che il suo ritardo sia stato determinato dalla necessità di controllare l'intero reparto promiscui.

Il detenuto era un artigiano della provincia ed era stato arrestato il 14 luglio del 2010, quattro giorni prima della sua morte. Ma senza nemmeno aver avuto il tempo di capire quali fossero le prove a suo carico, era stato assalito dalla disperazione. "È un'infamia", continuava a dire, anche al giudice durante l'interrogatorio di garanzia. In carcere, il medico che lo aveva visitato aveva definito "altissimo" il rischio che potesse togliersi la vita. I familiari della vittima si sono costituiti parti civili con gli avvocati Nicola Lucchi ed Elias Vacca.

La Nuova Sardegna