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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/03/2014  -  stampato il 06/12/2016


Tagli alle spese dello Stato, prevista rimodulazione dei criteri di coordinamento delle forze di polizia

Sarà lo stesso Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a gestire la sequenza dei tagli alla spesa pubblica, sollevando di fatto il Ministro dell’Economia dal ruolo di "capro espiatorio" se il tentativo di rivedere la spesa statale non dovesse sortire gli effetti sperati. Insomma la colpa sarà di Renzi, anche perché senza incidere su pensioni e sanità, il rischio che si corre di pestare i piedi a parecchi è elevato.

Si parte dai dirigenti pubblici, per i quali il Presidente del Consiglio auspica una secca riduzione degli emolumenti, da allineare a quelli del Presidente della Repubblica, vale a dire 250 mila euro all’anno. Solo dalla voce "stipendi d’oro" dai manager pubblici si conta di risparmiare circa 500 milioni di euro, ricorrenti.

Più generalmente, il piano di tagli per il 2014 prevede un risparmio complessivo di oltre 3 miliardi di euro, come desunto dal piano delineato da Carlo Cottarelli, commissario preposto ai tagli della spesa pubblica.

ù Un piano che inoltre dovrà individuare le voci di spesa da tagliare o ridurre da subito, perché solo così si riuscirà a trovare la copertura finanziaria su cui innestare i decreti legge per la riduzione delle tasse e sull’aumento degli stipendi per i lavoratori dipendenti a basso reddito. Un progetto che complessivamente vale circa dieci miliardi.

Le misura messe riguardano, almeno per ora, l’eliminazione delle sedi regionali della Rai, i tagli alle "auto blu" e a una rimodulazione dei criteri di coordinamento delle forze di polizia, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia Forestale, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria.
Alcune sarebbero attuabili da subito, ma altre appaiono "politicamente" sensibili, come quelle della rivisitazione strutturale delle forze di polizia che, secondo Cottarelli, sarebbero fonte di sprechi e inutili sovrapposizioni. Al riguardo si segnalano già le prime resistenze; come quella del vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, deciso a chiedere un confronto in Parlamento sulle "minacce", così le definisce, del preposto commissario alla spesa pubblica.

teleborsa