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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/03/2014  -  stampato il 02/12/2016


Nuovo carcere di Brescia: di nuovo tutto fermo

«Entro 15 giorni troverò una soluzione per Canton Mombello». Era il 21 ottobre 2013, cinque mesi fa. L’allora ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri arrivò a Brescia, assicurando di voler risolvere il problema carcere una volta per tutte. In effetti nelle giornate successive i tecnici del commissario del Governo per l’edilizia penitenziaria fecero più di un sopralluogo nelle ex caserme bresciane, da riadattare a nuovo istituto di pena. Sembrava che il ballottaggio tra la «Serini» di Montichiari e la «Papa», in città, dovesse risolversi in poche settimane. Entrambe mostravano criticità: indisponibile la prima, troppo piccola la seconda.

Fatto sta che il tempo è passato, al dicastero della Giustizia è cambiato il ministro, l’ex pm Alfonso Sabella ha sollevato più di un dubbio sul Piano carceri e del nuovo istituto di Brescia si sono perse le tracce. «Non ci sono novità», si limitano a ripetere dagli uffici del commissario. Eppure Brescia dovrebbe essere «la» priorità, ha sospirato ieri il garante dei detenuti Emilio Quaranta. «L’Italia è il fanalino di coda dell’Europa e Brescia dell’Italia» ha spiegato Quaranta. La struttura è vecchia, poco funzionale, non adatta a ospitare attività lavorative, che è invece quello a cui si dovrebbe puntare per «reinserire» i detenuti. Vi è poi il cronico problema del sovraffollamento. La capienza è di 206 persone, si può arrivare a 298, come «limite di tolleranza». Ma a Canton Mombello si viaggia spesso attorno ai 500, 581 la punta massima.

Va detto che a cavallo del nuovo anno 150 carcerati sono stati trasferiti a Cremona, dando un po’ di respiro al carcere di Brescia. Oggi i detenuti sono 336. Una situazione per certi versi mai vista dalle parti di Canton Mombello, ma pur sempre una condizione di sovraffollamento. Quaranta ha ricordato la class action promossa da 355 detenuti; ricorso dichiarato «ammissibile» dalla corte di Strasburgo il cui esito è atteso a maggio, al termine della «moratoria» per il caso Torregiani. Per via del sovraffollamento l’Italia rischia multe milionarie, e il «caso Brescia» può costare caro. Giusto dunque elogiare l’impegno delle associazioni e dei cittadini bresciani che cercano di rendere più vivile la struttura penitenziaria: negli ultimi anni sono arrivati 700 libri, 50 televisori, decine di materassi; sono stati organizzati concerti e imbastite occasioni lavorative.

La norma prevede sgravi fiscali per le aziende che assumono detenuti o organizzano attività produttive negli istituti di pena. Ma il problema di Canton Mombello è che non ci sono spazi sufficienti. «Serve un nuovo carcere», ha ribadito Quaranta, che sia l’ampliamento di Verziano, come ipotizzato ai tempi di Paroli, o l’ex caserma Papa. Massimo Tacconi (Lega) ha invitato a riprendere in mano la prima ipotesi («la Papa non è adatta»), Fabio Capra (Pd) ha risposto spiegando che l’amministrazione agevolerà la costruzione di un nuovo carcere, «ma che il compito spetta allo Stato», ad iniziare dal reperimento delle risorse. Il rischio, va detto, è un altro: che nessuna delle due strade vada in porto.

brescia.corriere.it

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